Disastri geoclimatici: è sempre e solo natura?

Autore: , Pubblicato il 11 dicembre 2010 alle ore 13:31 nella categoria Articoli

In questo scorcio del nuovo millennio assistiamo con crescente apprensione al verificarsi di eventi nei quali l’azione combinata di una o più forze naturali si dispiega con efficacia distruttiva provocando l’annientamento di intere regioni ed il perimento di migliaia, se non milioni, di persone.

Tsunami, terremoti, ma anche l’aumentata frequenza ed intensità dei rovesci climatici che è possibile osservare alle nostre latitudini hanno condotto gli uomini dell’era tecnologica a guardare al cielo con rinnovata preoccupazione, risvegliando qui e là ansie millenaristiche da fine del mondo.

D’altronde da più parti si ricorda l’avvicinarsi della data calcolata dal calendario Maya per il paventato disastro finale: il 23 dicembre 2012 (1); mentre la celeberrima profezia di San Malachia colloca l’attuale Pontefice, identificato dal motto “De gloria ulivi”, all’ultimo posto nella lista dei 111 papi che, da Celestino II fino a Benedetto XVI, precederanno l’avvento di Pietro II, cui spetterà il governo della Chiesa negli ultimi giorni del mondo (2).

Dinanzi ad eventi naturali di grandiosa e terribile potenza, vi è chi ne indaga le possibili cause, esaminando con attenzione, fra le circostanze che hanno preceduto ed accompagnato il loro verificarsi, quelle meno congruenti o meno appariscenti, nell’ansia di scoprirvi possibili rimandi a teorie e suggestioni apocalittiche.

Probabilmente è un giochino mentale in odore di paranoia: noialtri tuttavia – pur conservando una sana razionalità – non possiamo fare a meno di notare che alcune stranezze o, se vogliamo, singolarità, in occasione dei più clamorosi eventi geoclimatici, vi sono effettivamente state.

Qualcuno forse ricorderà che una settimana prima dello spaventoso tsunami che devastò il 26 dicembre 2004 tanta parte delle coste indiane, cingalesi ed indonesiane le agenzie di stampa batterono la notizia di un oggetto luminoso che aveva attraversato il cielo di Giakarta alla vista di decine di testimoni, seguito da un’esplosione (o forse tre) udita anche nelle vicine città di Tanggerang e Serang3: non sono mai state vanzate spiegazioni sicure sulla natura del fenomeno, ipotizzandosi da un lato (ma solo nell’immediatezza dei fatti ed in modo non troppo convinto) che poteva essersi trattato di un attacco terroristico e, dall’altro, che si fosse verificata la caduta di uno o più meteoriti. Mancano sicure indicazioni sulla traiettoria di siffatti meteoriti e si ignora se essi abbiano raggiunto il suolo o si siano disintegrati nell’atmosfera; tuttavia – considerando la posizione geografica di Giakarta, all’estremità occidentale dell’isola di Giava, e la configurazione estremamente frammentata dell’arcipelago indonesiano – possiamo forse escludere la minima probabilità che questi ammassi rocciosi siano finiti nell’Oceano Indiano? E, se così è stato, dobbiamo considerare anche per un solo momento che il fenomeno ha interessato una zona oceanica in cui, appena sette giorni dopo e ad una distanza relativamente breve da Giakarta (al largo della punta settentrionale di Sumatra), un improvviso sommovimento della faglia sottomarina ha provocato l’evento di cui tutti serbiamo tragica memoria.

Si dirà che non ci sono evidenze tali per cui i fatti innanzi descritti debbano essere posti in relazione tra loro: le nostre categorie mentali ci portano a considerare una mera coincidenza il fatto che la caduta di un meteorite (se poi di un meteorite si è trattato) si sia registrata appena una settimana prima dello tsunami. Però si tratta di una curiosità che salta fuori non appena si comincino a guardare le cose da una prospettiva “obliqua”.

Farneticazioni?

In questo, non siamo certamente soli: è abbastanza recente la notizia che uno scienziato statunitense, il meteorologo Scott Stevens, abbia attribuito la genesi dell’uragano Rita, che ha devastato le coste del Texas poco dopo l’alluvione di New Orleans, non ad una causa propriamente naturale bensì umana, essendo stata la tempesta creata ad arte – a suo dire – da un “potentissimo generatore di onde elettromagnetiche di provenienza sovietica” (4); lasciamo volentieri ad altri le debite verifiche sulla fondatezza di tale assunto, sebbene non si possa trascurare che di armi meteorologiche, negli scenari neanche troppo futuristici delle guerre del XXI secolo, si parli già apertamente e che, in particolare, delle possibili interazioni tra onde elettromagnetiche e genesi delle tempeste si vociferi fin dai tempi di Nikola Tesla e dei suoi esperimenti sulle onde ELF (Extra Low Frequency) e sulla trasmissione via etere dell’energia elettrica (5).

Last but not least, in questa rapida carrellata, il terremoto che ha devastato il Pakistan settentrionale, nella regione del Kashmir, ai primi di ottobre del 2005, mietendo più di ventimila vittime. Anche in questo caso è stata prontamente indicata un’assai rispettabile spiegazione, che trova nello spostamento tettonico del sub- continente indiano da Sud verso Nord la causa del sisma (6).

Per quanto ci riguarda, non possiamo fare a meno di ricordare come l’epicentro del terremoto si situi a breve, brevissima distanza dall’Himalaya indiano, dove – stando almeno a quanto riportato in diversi articoli pubblicati sul periodico India daily a cavallo tra il 2004 ed il 2005 (7) – da tempo circolano strane voci circa presunti traffici di velivoli di provenienza extraterrestre nella valle del Ladakh, al confine indo-cinese. Si è addirittura parlato della creazione di una vasta base sotterranea per l’atterraggio delle astronavi aliene.

Ai critici sarà facile smontare tutta questa costruzione con l’argomento che di tali eventi ha riferito un solo periodico, attingendo a fonti non verificabili; eppure, ribaltando questa logica, la pubblicazione insistita di articoli intorno ad un certo argomento da parte di un giornale, meglio ancora se di scarsa rilevanza o di dubbia reputazione nel panorama editoriale, potrebbe sposarsi alla perfezione con una strategia di rilascio controllato delle notizie.

Ad ogni buon conto a chi scrive un’ipotetica relazione tra basi aliene sotterranee e sommovimenti della crosta terrestre non è parsa nuova e neppure eccessivamente avventata, ricordando che un apprezzato studioso della materia ufologica, Timothy Good, in un libro di pochi anni fa8, riportava – sul tema della possibile esistenza di una base aliena nel Pacifico, in prossimità dell’atollo di Kwajalein – il commento di un ufficiale dell’aviazione statunitense (rimasto ovviamente anonimo) per il quale

<<gli alieni rappresentavano una minaccia per l’ambiente perché stavano “pasticciando con le placche tettoniche”>>.

Insomma, e per concludere, può darsi che tutto questo argomentare sia soltanto una ben congegnata serie di associazioni di fatti ed idee, tanto suggestive nell’esposizione quanto infondate nella realtà. Ma per quanto ci riguarda, pur senza giungere a pensare che dietro ogni saetta si celi uno Zeus irato, dinanzi a sconvolgimenti come quelli descritti non mancheremo di chiederci: c’è qualcuno nella stanza dei bottoni?

Novembre 2005

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1 Citato fra gli altri da G. Hancock, Impronte degli dei, Corbaccio, Milano, 1996, 628.

2 J. Gomez Buròn, La fine del mondo? Profezie per il Duemila, Fenice 2000, Milano, 1993, 128.

3 Agenzia ANSA 19/12/2004 h. 12:00; Televideo RAI 19/12/2004 h. 3:51

4  R. Barbolini, Autunno esoterico, in Panorama del 13/10/2005, 38.

5   A. Castelli (a cura di), Martin Mystere – L’ enciclopedia dei misteri, Oscar Mondadori, Milano, 1993, 198 – 199.

6   Repubblica, 10/10/2005, 13.

7  Per una rassegna esaustiva, v. Nexus, n° 54 del febbraio – marzo 2005, 75 e ssg.

8 T. Good, Rivelazioni da altri mondi (titolo originale: Unearthly disclosure), Corbaccio, Milano, 2001, 356

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