Lo strano caso del batterio e del cetriolo

Autore: , Pubblicato il 24 agosto 2011 alle ore 23:15 nella categoria Articoli

Il batterio Escherichia coli (copyright 2001 HotStuffWorks)

Ora che l’attenzione dei media è distolta da altre emergenze ed il pubblico pare avere dimenticato quanto avvenuto appena due mesi fa, si può provare – a bocce ferme – a tentare un’analisi della vicenda afferente l’epidemia di Escherichia coli che ha colpito la Repubblica Federale Tedesca.

I fatti sono noti: negli ultimi giorni dello scorso mese di maggio centoquaranta persone, per lo più residenti nel nord del paese, vengono colpite da gravi disturbi intestinali – sotto forma di dolori e diarrea con sangue, seguita nei casi più gravi da insufficienza renale – per  avere consumato alimenti contaminati dal batterio Escherichia coli nella sua variante O 104:H4. In breve tempo si registrano quattro morti.

A determinare tutto ciò non è il comune batterio dell’Escherichia coli: il 99% dei ceppi appartenenti a questa specie convive con l’uomo, trovandosi nel nostro intestino (come in quello di altri animali a sangue caldo); esistono però sierotipi che sono patogeni in origine o che lo diventano in seguito allo scambio di materiale genetico con altri ceppi. Nello specifico si scopre trattarsi del sierotipo O 104:H4.

Il batterio killer

Tale ceppo mutato – spiega il Prof. Roberto Foschino del DISTAM (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche) dell’Università di Milano – è in grado di sviluppare fattori di virulenza che gli consentono di superare la naturale barriera gastro-intestinale, di distruggere le cellule epiteliali intestinali e in alcuni casi di raggiungere il tessuto renale provocando la sindrome HUS”. L’acronimo HUS sta per Hemolitic Uremic Syndrome (sindrome emolitico – uremica), una patologia che si sviluppa nel 10% delle persone che mangiano cibi contaminati, l’altro 90% cavandosela con una comune dissenteria [1].

Nella seconda metà del mese di maggio i casi registrati di HUS in Germania sono 140, rispetto ai 65 che si verificano ogni anno.

Ma se l’agente patogeno che causa i disturbi viene prontamente individuato, la ricerca del veicolo alimentare si rivela ardua e non priva di clamorosi colpi di scena: è chiaro che l’Escherichia coli viene immessa nell’ambiente esterno attraverso le deiezioni animali. Gli alimenti, a loro volta, si contaminano perché entrano in contatto con materiale fecale proveniente da animali infetti o quando questo è disperso al suolo (è il caso degli ortaggi e della frutta) o per difetto delle condizioni igieniche durante le fasi di mungitura del latte e macellazione della carne (è il caso del latte crudo, della carne macinata, di insaccati ed ortaggi). In letteratura medica tuttavia si conosce anche la contaminazione da persona a persona ovvero attraverso il contatto diretto con animali infetti.

in un primo momento le autorità sanitarie federali ritengono che il batterio si sia propagato per mezzo di cetrioli importati dalla Spagna, lavati male e consumati crudi. A ragione di ciò l’Istituto Robert Koch che si occupa della questione dirama un comunicato in cui consiglia di consumare cetrioli, pomodori, zucchine e altre verdure solo dopo averle cotte per almeno dieci minuti a 70 °C. Questa tesi viene accolta anche dal RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed cioè Sistema di allerta rapido per cibi e alimenti dell’UE) e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che con propri rispettivi comunicati del 27 maggio indicano l’esistenza di una epidemia di HUS provocata dal ceppo Escherichia coli O 104:H4 presente in cetrioli ed altri prodotti ortofrutticoli provenienti dalla Spagna [2].

L'Istituto Robert Koch

La notizia, tempestivamente diffusa dai media sempre a caccia di titoli sensazionalistici, provoca il crollo dei consumi di verdure, a partire proprio dai cetrioli coltivati dagli agricoltori iberici, che assisteranno impotenti all’annullamento di tutti gli ordini (per la qual cosa invocheranno in seguito, in sede comunitaria, un giusto risarcimento). La CSI arriva al punto di bloccare le importazioni di prodotti agroalimentari dall’Unione Europea. A due settimane dallo scoppio dell’epidemia, tra lo stop alle esportazioni, i fermi doganali, l’annullamento degli ordini, la distruzione delle scorte (data la deperibilità dei prodotti di cui si tratta) e la caduta libera dei prezzi si producono perdite complessive, per gli agricoltori europei, stimate in quasi 600 milioni di euro.

In questo contesto anche l’Italia paga un duro prezzo: essendo uno dei maggiori produttori europei di ortofrutta, con oltre un milione e duecentotrentamila ettari coltivati a frutta, agrumi e ortaggi (dati di fonte CIAConfederazione Italiana Agricoltori), il nostro paese ogni anno porta sui mercati una produzione lorda stimabile in 12,3 miliardi di euro, di cui un terzo destinato alle esportazioni, le quali trovano – guarda caso – in Germania e Russia i propri fondamentali sbocchi (l’export di prodotti ortofrutticoli nazionali nella CSI vale quasi 81 milioni di euro annui e quello in Germania altri 700 milioni). Per non parlare dei danni indotti sul mercato del lavoro (contrassegnato nel settore agricolo da contratti a tempo determinato) [3].

 In breve tempo l’emergenza sanitaria acquista dimensioni allarmanti, con i morti che diventano nove e le persone colpite da HUS più di mille, superando anche i confini tedeschi (la Svezia segnala nove casi, la Danimarca quattro, Belgio e Inghilterra uno); singolarmente, la maggior parte degli intossicati stranieri sono accomunati dalla circostanza di essere stati poco prima in Germania, che quindi si conferma essere il vero epicentro dell’epidemia [2].

L’11 giugno, quando ormai il bilancio delle vittime è salito a 33 e vi sono circa 3.000 ammalati, il direttore dell’Istituto Robert Koch, Reinhard Burger, afferma che a seguito di indagini più approfondite si è appurato che il veicolo del contagio è rappresentato dai germogli di vari legumi (in particolare di fagiolo), così scagionando completamente cetrioli, pomodori e lattuga, con buona pace dei produttori danneggiati. Il Prof. Burger – citando uno studio compiuto su persone che si erano sentite male dopo aver mangiato al ristorante – riporta: “La gente che ha mangiato i germogli ha fino a nove volte più probabilità di avere diarrea con sangue o altri sintomi della presenza del batterio rispetto a chi non li ha mangiati” [3].

Le successive analisi confermeranno la diffusione dell’epidemia attraverso i germogli di fagiolo, attribuendone la probabile origine a lotti di semi contaminati. La letteratura medica attesta che ciò è avvenuto diverse volte in passato, riferendo alcuni casi di contaminazione da semi (tra i quali quello del Giappone nel 1996). In effetti la produzione di focolai epidemici associati ad agenti patogeni a trasmissione alimentare è un evento non raro, come la Salmonella spp. (18 episodi), l’Escherichia coli O 157 (5 casi), lo Staphylococcus aureus ed il Bacillus cereus.

A due mesi dai primi episodi, non è ancora chiaro da dove il focolaio epidemico si sia diffuso. Secondo alcune opinioni, l’epidemia sarebbe partita da due mense aziendali di una società di consulenza di Francoforte (capoluogo dell’Assia), dove potrebbe essere giunta una partita di germogli contaminati [4]. Altri ha ritenuto che potesse essersi verificata una trasmissione da uomo a cibo, a causa di una dipendente di una società di catering di Kassel, sempre nell’Assia, che avrebbe infettato le posate. Inoltre il ceppo O 104:H4  viene ritrovato nell’Erlenbach, un corso d’acqua di Francoforte, e le sue acque, usate per scopi irrigui, potrebbero avere contaminato intere coltivazioni [5]. Secondo il Prof. Adriano Lazzarin, Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e Primario della Divisione Malattie Infettive presso l’Istituto Scientifico San Raffaele, la portata rilevante dell’epidemia induce a pensare che le mense da sole non bastino a giustificare tutti i casi: “E’ realistico credere, quindi, che ad esempio, alimenti contaminati diffusi sul piano nazionale siano stati mangiati in grande quantità nelle mense aziendali ma anche altrove, e che singole persone contaminate abbiano, poi, diffuso il germe in famiglia” [4]. 

Il 5.07.2011 l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentate, attribuisce l’origine dell’epidemia ad alcuni lotti di semi di fieno greco importati dall’Egitto. A quel momento, i morti in Germania sono 48 ed il numero totale di casi rilevati nell’Unione Europea 4.178 [6].

Angela Merkel

Fin qui i fatti: tuttavia, a voler considerare l’intera vicenda, non si può fare a meno di riscontrare nel suo svolgimento qualche stranezza. Anzitutto, appare singolare che nel cuore dello Stato economicamente più avanzato e florido dell’Europa Occidentale, con uno standard di prevenzione e rispetto delle condizioni igieniche di base supponibilmente alto, sia potuta esplodere un’epidemia legata alla contaminazione da materiale fecale, per via diretta o indiretta. In secondo luogo, anche il batterio O 104:H4, ceppo mutato di Escherichia precedentemente ignoto, si è comportato in modo alquanto bizzarro, colpendo solo una certa fascia della popolazione, gli adulti piuttosto che i bambini e le donne piuttosto che gli uomini, come se avesse un target predeterminato o se alcune persone fossero state più predisposte di altre al contagio.

Il 2 giugno il sito del laboratorio BGI di Shenzen (BGI sta per Bejing Genomics Insitute, Istituto di Genomica di Pechino) riporta la notizia che, in cooperazione con il Centro Medico Universitario di Amburgo-Eppendorf, è stato completamente sequenziato il genoma dell’O 104:H4 ed all’esito dell’analisi preliminare si è compreso trattarsi di un nuovo super ceppo tossico di  Escherichia coli, mai rintracciato in precedenza nelle epidemie di Escherichia coli (se non, forse, nel caso di una donna coreana del 1990), che risulta avere in comune il 93% del suo genoma con il ceppo EAEC 55989, a suo tempo isolato nella Repubblica Centrafricana e ritenuto responsabile di casi di diarrea molto gravi [7] [9].

Ma vi è di più: nel rapporto della BGI si dice pure che l’O 104:H4 ha acquisito sequenze genetiche specifiche che appaiono simili a quelle riscontrate negli episodi di coliti emorragiche e nella HUS. L’acquisizione di questi geni sembra essere avvenuta per trasferimento genico orizzontale (processo secondo cui un organismo trasferisce materiale genetico ad un altro organismo che non è suo discendente). Questo fenomeno assume valenza significativa tra le cellule procariote e rappresenta altresì una forma di ingegneria genetica di matrice umana.

Inoltre il super batterio sembra avere una forte resistenza a molte classi di antibiotici, tra cui gli aminoglicosidi, i macrolidi ed i beta-lattamici, così da rendere difficoltoso il trattamento con questi farmaci.  E’ estremamente arduo concepire l’idea che un batterio possa, in natura, acquisire spontaneamente resistenza a più classi di antibiotici. Il Dott. Craig Hedberg, PH.D., esperto in malattie alimentari alla Scuola di Salute Pubblica dell’Università del Minnesota di Minneapolis, ha riferito: “Il grande numero di casi diagnosticati come HUS implica o un organismo altamente patogeno o una molto ampia fetta di popolazione esposta al veicolo patogeno. E’ ancora troppo presto per giungere a fare di queste distinzioni. Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi sembrava avallare la contaminazione da prodotti freschi, e ciò è certamente coerente con l’andamento demografico dell’epidemia, ma le dimensioni e la distribuzione dell’epidemia sono anche in certo qual modo difficili da spiegare con il semplice consumo di prodotti di importazione contaminati. Qualcosa di molto insolito è accaduto (sta accadendo?) e noi non possiamo avere certezza di cosa sia. Il fatto che sia un ceppo resistente ad una molteplicità di medicinali ed ai beta-lattamici ad ampio spettro può anche avere implicazioni circa l’origine dell’agente patogeno (cioè origine umana piuttosto che da contaminazione animale del cibo)” [10].

Helge Karch, direttrice del laboratorio di consulenza sui batteri EHEC dell’Istituto Robert Koch presso l’Ospedale Universitario di Münster, ha asserito che il batterio O 104:H4 responsabile dell’epidemia è una cosiddetta “chimera” contenente materiale genetico da vari batteri dell’Escherichia coli, nonché alcune sequenze di DNA dei batteri della peste, che lo rendono ancora più pericoloso [8] [9]. Anche qui, è a dir poco inverosimile che in natura possa spontaneamente avvenire uno scambio orizzontale di materiale genetico tra batteri di così elevata patogenicità.

Anche se la cautela è d’obbligo ed ovviamente non si possono azzardare risposte definitive, vi sono dunque indizi non trascurabili che il batterio Escherichia coli O 104:H4 possa avere visto la luce nell’ambiente asettico di un laboratorio, in altre parole essere il prodotto di tecniche di ingegneria genetica volte creare un agente patogeno particolarmente potente. Del resto, che l’Escherichia coli si presti a divenire un’arma batteriologica non è, storicamente, una novità.

Sul sito Globalsecurity.org (fonte specializzata di informazioni in tema di difesa e di sicurezza nazionale degli USA) è scritto che la malleabilità del materiale genetico del batterio in esame, oltre a farlo particolarmente apprezzare dai genetisti, lo rende suscettibile di divenire un agente biologico patogeno potenzialmente mortale. Alla fine degli anni ’80, alcuni scienziati statunitensi inserirono nel DNA dell’Escherichia coli il gene che sintetizza la proteina letale nell’antrace. I risultati della sperimentazione furono positivi, nel senso il gene nell’Escherichia coli era attivo e produceva la stessa proteina dell’antrace. Anche il programma iracheno di armi batteriologiche si dimostrò interessato alla possibilità di usare batteri di Escherichia geneticamente modificati come agenti patogeni (sembra addirittura che campioni di Escherichia furono spediti via mare dagli Stati Uniti alla volta dell’Iraq, quando Saddam Hussein era considerato amico dell’Occidente) [11] [9].

Secondo il Daily Mail, il rilascio di documenti declassificati dagli Archivi Nazionali di Kew – South London, nel 2006, ha fatto emergere che tra l’inverno del 1965 ed il novembre del 1967 scienziati del MoD britannico testarono segretamente l’Escherichia coli come possibile arma biologica nelle città di Swindon e Southampton. Un rapporto del 1966 redatto presso lo Stabilimento di ricerche microbiologiche di Porton Down, nel Wiltshire, affermava che il batterio dell’Escherichia coli era stato scelto per la sua eccellente qualità e riproducibilità, così che per mezzo di esso si potevano raggiungere risultati altamente soddisfacenti nella produzione di micro-organismi per sistemi d’arma. Gli esperimenti in questione miravano a verificare l’adattabilità del batterio a differenti condizioni climatiche ed atmosferiche; è lecito pensare che la popolazione civile delle due città sia stata inconsapevolmente esposta a possibili contaminazioni, anche se il rapporto non menziona apertamente alcun caso di malattia provocata nel corso della sperimentazione [12] [9].

Quindi non può essere ragionevolmente esclusa l’ipotesi che il super batterio che ha messo in subbuglio le autorità sanitarie federali sia stato creato dall’uomo per scopi militari; che poi la sua immissione nell’ambiente fosse il frutto di un piano deliberato piuttosto che di un deprecabile errore è certamente questione interessante, che meriterebbe ulteriori e più approfondite indagini.

Le elevate misure di sicurezza che circondano i laboratori di genetica rendono improbabile l’idea della casuale fuoriuscita di batteri patogeni. Vi è stato chi invece ha seguito la prima suggestione, teorizzando un progetto specificamente inteso a recare nocumento alla Germania, in termini di perdite umane ed economiche; un danno certo non letale, ma tanto grave da impartire a quello Stato una memorabile lezione. Per quale ragione si sarebbe voluto agire in tal modo nei confronti della Germania? Qualcuno ha voluto vedere in tutto questo una sorta di ritorsione messa in atto dagli apparati occulti del comparto militare-industriale che regge il Nuovo Ordine Mondiale, per avere la Repubblica Federale tenuto nella primavera del corrente anno dei comportamenti, in tema di politica estera, in certo qual modo poco “allineati” alle indicazioni del supposto Governo Ombra: in effetti il 30.05.2011 il Cancelliere Angela Merkel annunciava il definitivo abbandono tedesco del nucleare, con lo spegnimento dell’ultimo reattore entro il 2022, e la sfida, oltremodo impegnativa, di soddisfare il fabbisogno energetico della Germania unicamente con le fonti rinnovabili [13]. Altri ha invece ricondotto questa singolare vicenda alla decisione tedesca di non partecipare attivamente alle operazioni militari in Libia, nel quadro di un atteggiamento palesemente contrario all’intervento della NATO nel paese africano [14].

Alquanto interessante è anche le tesi che vede nell’epidemia in parola una sorta di danno collaterale conseguente all’impiego, negli aerosol diffusi nell’etere attraverso le famigerate chemtrails, di batteri di Escherichia geneticamente modificati. Questi fungerebbero da nuclei di condensazione, in luogo dello ioduro d’argento, per scopi di modificazione climatica (nello specifico, induzione di pioggia). Sicché la ricaduta al suolo, con le acque meteoriche, di questi agenti patogeni, avrebbe dato avvio all’epidemia [15].

Naturalmente non vi sono prove a suffragio di queste ipotesi. Tuttavia, una volta che si ammetta la possibilità che il nuovo ceppo di Escherichia coli sia stato prodotto artificialmente (e – come si è visto – non mancano indizi circostanziali in tal senso), l’idea di un suo utilizzo per finalità belliche o “coperte” diviene una implicazione logica necessaria. In ogni caso, è sinceramente sconfortante constatare che l’ipotesi della diffusione, voluta o accidentale, di un batterio prodotto in laboratorio non si sia affacciata nemmeno una volta sui nostri organi di stampa: essi sono parsi incapaci di superare il mero dato di cronaca, limitandosi ad additare all’opinione pubblica, sempre più confusa e spaventata, il veicolo prossimo del contagio, senza neppure provare a sviluppare ragionamenti più approfonditi.

Meglio, dunque, indicare in un cetriolo o in un fagiolo il vaso di Pandora che adombrare scenari più inquietanti …

Fonti:

  1. In Germania scatta l’allerta per i cetrioli contaminati da Escherichia coli: 4 morti e 140 persone in cura di Roberto La Pira, 26.05.2011, in “Il fatto alimentare” all’indirizzo: http://www.ilfattoalimentare.it/germania-scatta-allerta-cetrioli-contaminati-escherichia-coli-4-morti-140-persone.html?searched=cetrioli&advsearch=oneword&highlight=ajaxSearch_highlight+ajaxSearch_highlight1
  2. Germania: i cetrioli contaminati da Escherichia coli provocano nove vittime. Scatta l’allerta europeo. Il ministero della Salute tace di Roberto La Pira, 28.05.2011, in “Il Sole 24Ore”, all’indirizzo: http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2011/05/germania-i-cetrioli-contaminati-da-escherichia-coli-provocano-nove-ittime-scatta-lallerta-europeo-il.html
  3. Batterio killer, la Germania annuncia: “E’ nei germogli”, 11.06.2011, in “Affaritaliani” all’indirizzo: http://affaritaliani.libero.it/cronache/batterio_killer_germania_annuncia_nei_germogli100611.html 
  4. Escherichia coli/Lazzarin (San Raffaele): il batterio killer? Dalla Germania non valicherà le Alpi, intervista al Prof. Adriano Lazzarin, 25.05.2011, in “Il sussidiario all’indirizzo: http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2011/5/25/ESCHERICHIA-COLI-Lazzarin-San-Raffaele-il-batterio-killer-Dalla-Germania-non-valichera-le-Alpi/180511/    
  5. L’epidemia di E. coli in Germania non è terminata: il batterio si trasmette anche da uomo a cibo, 18.06.2011, in “Il Sole 24Ore”, all’indirizzo: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-18/lepidemia-ecoli-germania-terminata-190622.shtml?uuid=AaaYEDhD
  6. Batterio killer, all’origine semi egiziani di fieno greco, 5.07.2011, in “Affaritaliani”, all’indirizzo: http://affaritaliani.libero.it/cronache/batterio_killer_fienogreco50711.html?refresh_ce
  7. BGI sequenze Genome of the deadly E. coli in Germany and reveals new super-toxic strain, 2.06.2011, all’indirizzo: http://www.genomics.cn/en/news_show.php?type=show&id=644
  8. The hunt for the source of Germany’s E. coli outbreak di Veronika Hackenbroch – Samiha Shafy – Frank Thadeusz, 31.05.2011, in “Spiegel Online International”, all’indirizzo: http://www.spiegel.de/international/germany/0,1518,765777,00.html
  9. Eschierichia coli + Germania + arma biologica, 3.06.2011, sul blog “Renovatio”, all’indirizzo: http://renovatio-zak.blogspot.com/2011/06/escherichia-coli-germania-arma.html
  10. E. cases in Europe exceed 1,600, 2.06.2011, sul sito del “CIDRAP – Center for Infection Disease Research & Policy” dell’Università del Minnesota, all’indirizzo: https://www.cidrap.umn.edu/cidrap/content/fs/food-disease/news/jun0211ecoli.html  
  11. Weapons of Mass Dstruction (WMD): Escherichia coli, sul sito “GlobalSecurity.org” all’indirizzo: http://www.globalsecurity.org/wmd/intro/bio-ecoli.htm
  12. 12.   Secret UK “bio-weapon” tests revealed, 27.10.2006, in “Mail online”, all’indirizzo: http://www.dailymail.co.uk/news/article-412922/Secret-UK-bio-weapon-tests-revealed.html   
  13. 13.   La Germania dice addio al nucleare, 30.05.2011, in “CorrieredellaSera.it”, all’indirizzo: http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_30/germania-energia-nucleare_cd5b0910-8a7e-11e0-93d0-5db6d859c804.shtml
  14. 14.   Germania: “No impegno in Libia, ma rafforziamo quello in Afghanistan”, 18.03.2011, in “Il Giornale.it”, all’indirizzo: http://www.ilgiornale.it/interni/germania_no_impegno_libia_ma_rafforziamo_quello_afghanistan/germania-gheddafi-libia-afghanistan-onu-nato/18-03-2011/articolo-id=512286-page=0-comments=1
  15. 15.   Epidemia da Escherichia coli in Germania: un atto di bioterrorismo governativo?, 3.06.2011, nel blog “Tanker Enemy”, all’indirizzo: http://www.tankerenemy.com/2011/06/epidemia-da-escherichia-coli-in.html

 

 

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