L’Ufo sommerso nel Baltico: ultimi sviluppi e possibili connessioni

Autore: , Pubblicato il 16 aprile 2012 alle ore 05:17 nella categoria Articoli

L'immagine sonar dell'anomalia

La notizia non è fresca di stampa, ma si presenta abbastanza intrigante: il Mar Baltico, che in altri momenti aveva regalato scampoli di ricordi di Guerra Fredda (v. la notizia del ritrovamento del relitto di un sottomarino dell’era sovietica data al notiziario in lingua inglese “Primetime Russia” del 7.08.2011 [1]), è ora in qualche modo nuovamente protagonista delle cronache, questa volta di stampo ufologico.

Il notiziario “Fox News” del 13.09.2011 annunciava infatti che la “Ocean Explorer”, una società svedese specializzata nei recuperi subacquei (essenzialmente di bottiglie di champagne o liquori pregiati da rivendere sui mercati [2]), aveva scoperto, in un punto imprecisato tra la Svezia e la Finlandia, un’anomalia del fondale: alla profondità di circa 80 metri (275 piedi) il sonar impiegato nelle ricerche aveva infatti rilevato un oggetto dalla sagoma circolare del diametro di quasi 60 metri (197 piedi), pari per larghezza ad un Boeing 747. L’oggetto, come prontamente evidenziato dal conduttore della emittente tv statunitense, ricordava in modo piuttosto preciso l’astronave “Millennium Falcon pilotata da Han Solo (interpretato da Harrison Ford) nella celeberrima saga cinematografica di Star Wars [3].

Intervistato, il responsabile della società Peter Lindberg aveva così dichiarato: “Abbiamo bisogno di sapere cosa abbiamo trovato. I media hanno fatto speculazioni di ogni tipo, dagli Ufo ad astronavi sovietiche. Ciò che sappiamo finora è quanto è grande e che forma ha; sappiamo anche, sulla base dell’immagine sonar, che vi è una “coda” lunga circa 3800 piedi [mt. 1140] dai margini definiti, che muove da o procede verso l’anomalia attraverso il fondale marino” [4].

Il mondo della ricerca ufologica era stato legittimamente messo in subbuglio dalla notizia, ma aveva subito un’inattesa doccia fredda dalla decisione della società che non avrebbe condotto ulteriori ricerche per mancanza di fondi.

Anzi, Lindberg aveva anche sollecitato donazioni private e sponsorizzazioni, come pure l’acquisto via web di T shirts con il logo della società, per il completamento dell’operazione denominata “Baltic Discovery”.

Evidentemente l’appello dava i frutti sperati poiché qualche mese dopo si erano riaccesi nuovamente i riflettori (e le speranze) sulla vicenda: la “Ocean Explorer” aveva trovato i quattrini per svolgere ulteriori ricerche (della cosa forniva puntuale riscontro anche Flavio Vanetti nel suo blog “MisteroBUFO” [5]).

Attualmente sul sito della società, nella sezione “news”, è disponibile un aggiornamento pressoché in tempo reale circa lo svolgimento delle operazioni: a parte l’annuncio della messa in vendita di una serie numerata di riproduzioni digitali firmate dell’immagine sonar (2.03.2012) e quello della stipulazione di un accordo di partnership con la “Titan Tv” per la produzione di alcuni documentari dal titolo (alquanto pacchiano) di “Baltic cowboys” (16.03.2012), la notizia di maggior rilievo data 2.04.2012 e concerne i risultati della misurazione del livello di radioattività sulle ancore utilizzate dalla società nelle operazioni di scandaglio: ebbene queste ancore, che si sono posate sul fondale a circa 2-3 chilometri dall’oggetto, presentano un tasso di radioattività superiore a quello normale di 0,1 milli Sieverts e fino a 0,63 milli Sieverts. La qual cosa ha fatto sorgere la domanda se la maggiore radioattività riscontrata non sia ascrivibile alla vicinanza dell’oggetto e se non sia destinata ad aumentare una volta che l’imbarcazione vi si posizioni sopra [6].

Al momento dunque non è possibile trarre alcuna conclusione sulla natura dell’anomalia: forse la sola ipotesi che possa escludersi è quella di un manufatto archeologico, non fosse altro che per la rilevata traccia di spostamento sul fondale (peraltro non si hanno dati sull’ubicazione dell’oggetto, quindi non vi è modo di poter dire se il sito sia stato, in un remoto passato, alla luce del sole).

Ricostruzione dello yacht imperiale russo "Livadia"

Quanto al resto, si sono fatte strada le spiegazioni più disparate, da chi ritiene che l’oggetto rilevato sia il relitto del “Livadia”, uno yacht imperiale russo costruito in due esemplari alla metà del XIX secolo (e caratterizzato da una sagoma quasi circolare [7]) ai fautori della tesi dell’astronave di provenienza extraterrestre.

D’altro canto il Baltico e l’area scandinava sono regioni assai interessanti dal punto di vista ufologico: al principio degli anni ’30, quando la parola “Ufo” era ancora di là da venire, l’intera regione scandinava fu colpita da un’ondata senza precedenti di avvistamenti di misteriosi velivoli, enormi, scuri e silenziosi, che le limitate conoscenze del tempo permisero solo di chiamare come “aerei fantasma”. Privi di contrassegni identificativi, volavano spesso a quote bassissime e nelle ore notturne perlustravano il suolo con potenti fasci luminosi, al punto da essere considerati una minaccia per la sicurezza nazionale svedese [8].

Subito dopo il secondo conflitto mondiale, si registrò in quei territori una seconda ondata di “razzi fantasma”, velocissimi, di aspetto metallico e fusiforme, per i quali si pensò inizialmente ad armi segrete sovietiche (magari sviluppate avvalendosi degli scienziati nazisti catturati). Taluni di essi furono anche visti esplodere in volo o precipitare nei tanti laghi dell’area scandinava (Barken, Björkön, Mjøsa e Kölmjärv, tutti episodi verificatisi tra il 9 ed il 19.07.1946) [9]. E’ piuttosto noto, tra questi ipotetici ufo crashes, l’inabissamento di uno di tali velivoli nelle acque del lago Kölmjärv nella Svezia settentrionale: assidue ricerche svolte dai militari, sotto il comando dell’ufficiale di aviazione Karl-Gösta Bartoll, pur constatando che qualcosa aveva smosso il fondo del lago, non furono però in grado di ritrovare né il misterioso velivolo né frammenti di esso [10].

Presumendo, se di schianti si è trattato, che non vi fosse una ragione particolare perché questi avvenissero nei laghi piuttosto che in mare aperto, l’anomalia del Baltico potrebbe essere ricondotta a quel periodo. In altre parole, è possibile che la società svedese si sia imbattuta nel relitto di uno dei famigerati “razzi fantasma”?

Né deve trascurarsi un’altra traccia, per certi versi connessa a quanto appena riferito: sul Mar Baltico si affacciano anche le località di Peenemünde, Wolin e Kolobrzeg (tedesca la prima, polacche le altre due) nelle quali erano storicamente situati i poligoni nazisti per i test missilistici (le armi V-1 e V-2 erano lanciate da Peenemünde, le V-3 da Wolin e le V-1 da Kolobrzeg) [11].

Ed è fin troppo nota la letteratura che attribuisce al regime nazista la progettazione, costruzione e sperimentazione della famigerata V-7, un velivolo ad ala circolare in tutto e per tutto simile ad un disco volante, anche di ragguardevoli dimensioni (dai 12 ai 40 metri di diametro). Scrivono i ricercatori Roberto Pinotti e Alfredo Lissoni, nella loro fondamentale opera “Gli “X-files” del nazifascismo: Mussolini e gli Ufo”, che un rapporto pervenuto al servizio segreto inglese il 12.08.1943 da una fonte ben introdotta negli ambienti militari di Berlino riferiva che a Peenemünde, oltre al “missile esplosivo ufficialmente conosciuto come A-4 (la V-2, N.d.A.)” veniva altresì sperimentato “un apparecchio senza pilota ufficialmente conosciuto come Phi-7 … che si pronunciava V-7 e che dunque altro non era che il disco volante nazista” [12].

Non sappiamo se Werner von Braun, che dirigeva le operazioni a Peenemünde sotto il comando di Walter Dornberger, fosse coinvolto anche in questo progetto; è certo però che Walter Miethe, ingegnere tedesco accreditato di avere sviluppato – in team con l’italiano Giuseppe Belluzzo – una V-7 a Bratislava poco tempo prima della fine della guerra, aveva lavorato al centro di ricerca missilistico di Kummersdorf insieme a von Braun nel 1933.[12].

In definitiva, vi sono indizi sufficienti per ipotizzare che in fondo al Baltico giaccia una V-7 nazista, ivi precipitata al termine – si suppone – di un volo di prova conclusosi tragicamente: se così fosse (e vogliamo sottolineare il se) avremmo la prova che la tecnologia tedesca della metà del secolo scorso era stata in grado di costruire velivoli a disco anche di ragguardevoli dimensioni, in grado di percorrere rilevanti distanze, e verrebbe fatta chiara luce sulla controversa questione degli Ufo nazisti.

La copertina di Fate con l'avvistamento di Arnold

D’altra parte, esiste ancora un’altra singolare connessione: quando Kenneth Arnold, il 24.06.1947 (in quella che è considerata la data di nascita della moderna ufologia), ebbe il suo storico incontro presso il Monte Rainier nello Stato di Washington, si sostenne in seguito che egli avesse avvistato niente altro che la formazione in volo dei nove “Flying Wing YB-25” costruiti dalla Northrop, basandosi sui disegni e progetti delle “Ali volanti” dei fratelli Walter e Reiman Horten, ufficiali nazisti che avevano sviluppato a partire dal 1936 ordigni triangolari a tutt’ala.

Ebbene, nelle riproduzioni a stampa dell’epoca, i giornali raffigurarono gli oggetti avvistati da Arnold, a dispetto del nome di “piattini volanti”, non come perfettamente circolari bensì semicircolari dotati di due propaggini terminali, sì da ricordare in modo molto nitido la sagoma dell’oggetto rilevato dalla “Ocean Explorer” sul fondo del Baltico [13].

Quindi un intrigante intreccio, tra “razzi fantasma”, astronavi aliene e tecnologia perduta nazista potrebbe trovare il proprio snodo decisivo in fondo al mare. Alla società “Ocean Explorer” rivolgiamo i nostri migliori auguri di successo, auspicando che l’opinione pubblica venga costantemente informata dei successivi sviluppi, quali che siano, e che tutto non finisca nel dimenticatoio come troppe volte è accaduto in passato in casi di questa natura [14].

Nota bene: le misure dell’oggetto sommerso nel Baltico vengono riportate da diverse fonti in modo diverso. Nella stesura dell’articolo ci siamo attenuti a quelle rinvenute sul sito ufficiale della “Ocean Explorer

Note:

[1] Red October? Sunken Soviet sub found in Baltic Sea, in You Tube, all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=4E3aCYKVQ28&feature=fvst;

[2] La società, fondata da Peter Lindberg, deve le sue fortune economiche al ritrovamento, nel 1997, del relitto della goletta “Jönköping” con un carico di 2400 bottiglie di pregiato champagne Heidsick & Co. Monopole Gôut Américain 1907, poi battute all’asta da Christie’s a cifre da capogiro, v. il sito ufficiale della società http://oceanexplorer.se nella sezione “History”;

[3] UFO found  in Baltic Sea circular object, in You Tube, all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=rQ-NYD5Z-00;

[4] http://oceanexplorer.se nella sezione “Press release”;

[5] Torna in scena l’Ufo-disco del Baltico: qual è la verità? Nuove indagini sul fondo del mare, in MisteroBUFO a cura di F. Vanetti, 27.01.2012, all’indirizzo: http://misterobufo.corriere.it/page/2/;

[6] http://oceanexplorer.se nella sezione “News”, v. anche il relativo filmato su You tube, all’indirizzo: http://youtu.be/8ZP9sa6Jdcc;

[7] Baltic Sea UFO – Russian ship 1847, in You Tube, 4.08.2011, all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=wLIKg1ycvGU&feature=related;

[8] Dichiarazione del generale svedese Reutersward, comandante in capo delle forze armate, nell’aprile del 1934: “Confrontando i resoconti pervenuti negli ultimi tempi non vi è dubbio alcuno che ci troviamo di fronte ad una circolazione aerea illegale sopra le zone militari del nostro paese” – v. Visitatori nelle terre del Nord, di G. Degli Esposti, in Ufo Notiziario, Gruppo Editoriale Olimpia, Firenze, nuova serie, n. 74 Aprile/Maggio 2008, 70;

[9] Per una succinta panoramica, v. Ufo crashes: anche loro cadono, di Moreno Tambellini, in Ufo Magazine, Light & Darkness Publishing Roma, nuova edizione, n. 20 Marzo 2012, 30-31;

[10] Visitatori nelle terre del Nord, di G. Degli Esposti, cit., 71;

[11] Gli “X-files” del nazifascismo: Mussolini e gli Ufo, di R. Pinotti e A. Lissoni, Idealibri, Rimini 2001, 209;

[12] Gli “X-files” del nazifascismo: Mussolini e gli Ufo, op. cit., 202;

[13] Kenneth Arnold: sua figlia racconta, di P. Harris, in X Times, X Publishing, n. 39 Gennaio 2012, 38;

[14] Si pensi ai presunti resti dello Scorpion F-89 pilotato da Felix Moncla, scomparso nel 1953 in una presunta collisione con un oggetto volante non identificato e ritrovato nel 2006 – a dire della società “Great Lakes Diving Company” – sui fondali del Lago Superiore insieme ad un oggetto dalla sagoma rotonda semisommerso dalla sabbia: la società è poi scomparsa ed ogni tentativo di rintracciare il suo portavoce Adam Jimenez è fallito: v. The Lost Scorpion found: 1953 Kinross F-89 May Have Crashed “Head-On”with UFO, di Dirk Vander Ploeg, sul sito Ufo Digest, all’indirizzo: http://www.ufodigest.com/news/0906/kinrossobject.html

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