Un magnate russo fa rivivere il sogno dell’immortalità

Autore: , Pubblicato il 21 luglio 2013 alle ore 21:59 nella categoria Articoli

Coloro che si sono occupati, nel corso del tempo ed a vario titolo, dell’immortalità (antico sogno dell’uomo e linea di discrimine con l’essenza della divinità) hanno di solito affrontato il problema o sotto il profilo del prolungamento dell’esistenza del nostro involucro fisico (ipotizzando il ringiovanimento delle cellule o la sostituzione di parti del corpo deteriorate con organi biomeccanici, ovvero la crioconservazione in attesa di nuovi ritrovati scientifici) oppure sotto quello della trasmissione della personalità in altro supporto fisico o tecnologico.

A questa seconda categoria appartiene il miliardario russo Dmitry Itskov, che a soli 32 anni ha accumulato una fortuna operando nel settore dei media on line: la sua idea visionaria è quella di immagazzinare il bagaglio psichico di una persona (idee, emozioni, ricordi di esperienze vissute, sentimenti) in un supporto informatico, che abbia una capacità di memoria sufficiente ad immagazzinare l’intero contenuto di un cervello umano, con tutte le particolarità di una singola coscienza e personalità.

2045 Initiative è il nome del suo progetto, dove il numero si riferisce all’anno entro cui – secondo le sue aspettative – esso sarà stato completato: l’idea di Itskov, tuttavia, non è solo quella di creare un’unità di memoria in grado di conservare i dati di un cervello umano, bensì di inserirla in un “vettore” non biologico, una versione meccanizzata di una persona completamente senziente con la capacità di vivere per centinaia se non migliaia di anni. La sua visione è che i progressi della tecnologia e le economie di scala possano in un futuro non lontano consentire la produzione di massa di umanoidi o avatar a basso costo, in cui ciascuno che lo voglia possa trasferire la propria intera personalità.

Fantasie di un visionario? Forse, ma quel che è certo è che esse ricevono l’attenzione – e in alcuni casi il valido supporto – di autorevoli figure dell’Università di Harvard e del MIT nonché di personalità guida nel campo delle genetica molecolare e delle neuroscienze. Circa 30 relatori sono infatti intervenuti al secondo congresso annuale 2045 Global Future svoltosi il 15 ed il 16 giugno scorsi presso il Lincoln Center di Manhattan, New York, dal tema quanto mai evocativo “La natura quantica della coscienza”.

In effetti gli scienziati stanno compiendo piccoli, ma significativi passi verso un’interazione permanente tra l’uomo e la macchina. Secondo il futurologo Ray Kurzweil, autore nel 2005 del saggio “The singularity is near” ed attualmente a capo del settore ingegneristico di Google, la tecnologia sta conoscendo un progresso esponenziale e la vita umana ne verrà irreversibilmente trasformata, al punto che non ci sarà più alcuna differenza tra uomo e macchina ovvero tra realtà fisica e virtuale. Dal momento in cui Kurzweil ha dato alle stampe il suo libro la tecnologia ha compiuto ulteriori avanzamenti, dalla creazione di computers che possono battere gli uomini (come Watson, il vincitore del quiz show “Jeopardy” prodotto dalla IBM) fino a particolari software che tracciano le pulsazioni cardiache e persino la reattività di un giocatore (come il nuovo Kinect), per finire ad apparecchiature digitali per i disabili (come gli impianti cerebrali che possono aiutare i tetraplegici a muovere braccia robotiche).

Secondo Martin A. Rothblatt, fondatore della United Therapeutics (una società biotech che produce impianti cardiovascolari), “Questo non è più inusuale di quanto accadeva nei primi anni ’60, quando abbiamo assistito all’avvento dei trapianti di fegato o di reni. La gente diceva allora << questo è totalmente folle>>: ebbene, ora circa 400 persone subiscono trapianti d’organo ogni giorno”.

Il Sig. Itskov ha promesso di investire nell’avvio di qualsiasi attività di impresa che promuova il suo progetto, sebbene – egli lo riconosce – l’obiettivo primario di 2045 Initiative non sia quello di sconfiggere la fame nel mondo ma di condurre l’umanità in un’era più spirituale. Ma da dove nasce la passione del magnate per l’immortalità? Figlio del direttore di un teatro musicale e di un’insegnante, dopo aver frequentato la Plekhanov Russian Academy of Economics dove ha conosciuto il proprio futuro partner in affari Konstantin Rykov, nel 1999 si è unito a quest’ultimo nella gestione di una e-zine, cui hanno fatto seguito il blog “Tarakan.ru”, il quotidiano on line “Dni.ru”, una casa editrice, una rivista su carta stampata ed un canale televisivo sulla Rete. Ma, all’età di soli 25 anni, il dinamico Itskov ha cominciato ad avvertire i rimpianti che potrebbe avere un uomo anziano, come lo strumento musicale che non si è mai imparato a suonare, i libri che non si sono mai letti, etc. Il tempo di 80 anni o giù di lì usualmente concesso alla vita umana gli è improvvisamente sembrato insufficiente e più guardava il mondo più questo gli appariva sbagliato. Da qui la considerazione che dobbiamo cambiare le nostre menti, darci una chance per evolverci: ma, prima che questo accada, è necessaria la transizione ad un mondo in cui la maggior parte delle persone non siano consumate da questioni basiche di sopravvivenza.

Ecco perciò l’utilità degli avatars: Itskov è fortemente persuaso dell’efficacia della legge della domanda e dell’offerta, e reputa che il costo di tali supporti, una volta che la produzione sia stata avviata, debba scendere rapidamente.

Per ora, acquistare anche solo una testa robotica è una follia. Il magnate russo se ne sta facendo costruire una dalla texana Hanson Robotics: secondo il fondatore della società David Hanson, le teste robotiche attualmente esistenti sono dotate di venti motori, mentre quella di Itskov ne avrà trentasei; così ci si aspetta che essa potrà emulare tutti i principali muscoli facciali e le conseguenti espressioni. Il passo successivo sarà che, con Itskov seduto in una stanza davanti ad uno schermo munito di sensori che registrano ogni suo movimento, la testa robotica – in un altro ambiente – andrà a riprodurre le sue espressioni e la sua voce.

Si comprende dunque che il traguardo finale è ancora ben lontano. E, sebbene Itskov veda nel suo progetto qualcosa capace di unire ed ispirare l’intera umanità, ci sono domande importanti a cui non è stata ancora data una risposta adeguata: davvero la gente vuole vivere in eterno? Se sì, sarà disposta a trascorrere la propria eternità in un contenitore non biologico? Che cosa accadrà al cervello una volta che abbia subito l’upload in un supporto informatico? Che cosa ne sarà del corpo? Interrogativi inquietanti, che – se da un lato implicano profonde riflessioni filosofiche – dall’altro, a chi scrive, hanno richiamato gli incubi visionari di Howard Phillips Lovecraft, il quale in un suo celebre racconto del 1930 (“Colui che sussurrava nelle tenebre”) parla di una antica e ripugnante razza aliena che rapiva gli umani per custodirne i cervelli in cilindri metallici, dal cui interno, opportunamente collegati a macchine per la visione, la fonazione e l’ascolto, questi continuavano a vivere praticamente in eterno.

Non so se Itskov abbia letto Lovecraft, ma le sensazioni lasciate da quel racconto non erano propriamente piacevoli …

Fonte: traduzione e adattamento dall’articolo “A Vision of Salvation Through Avatars” di David Segal, apparso su The New York Times Internationa Weekly del 10.06.2013

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