Curiosità e misteri delle isole Canarie (parte I)

Autore: , Pubblicato il 19 febbraio 2011 alle ore 09:36 nella categoria Articoli

Inizia con questo articolo la pubblicazione in più parti di un breve saggio, a metà tra resoconto di viaggio e reportage storico-geografico, sull’arcipelago delle Canarie, tanto cariche di appeal turistico quanto dense di misteri irrisolti.

1. Morfologia e geologia dell’arcipelago

Le Isole Canarie sono parte del territorio del Regno di Spagna, elevate al rango di Comunidad Autonoma dalla Costituzione del 1982.  

Geograficamente esse giacciono nell’Oceano Atlantico, ad ovest delle coste africane del Marocco e dell’ex Sahara spagnolo, dalle quali le due più orientali, Lanzarote e Fuerteventura, distano solo 115 chilometri[1]. L’arcipelago si compone di sette isole: Tenerife è la maggiore (con un’estensione di kmq 2.057), seguita – in ordine decrescente di superficie – da Fuerteventura, Gran Canaria, Lanzarote, La Palma, La Gomera e per ultima El Hierro (la più piccola, misurante solo kmq 277)[2].  

Dal punto di vista geologico le Canarie non solo altro che le punte emergenti di una vasta catena montuosa di origine vulcanica che si dispiega sul fondale dell’Oceano Atlantico, dal quale emersero  all’incirca trenta milioni di anni fa, allorquando le placche tettoniche entrarono in collisione corrugando la superficie del pianeta e causando la formazione della catena dell’Atlante in Marocco nonché, nell’Oceano, l’emersione delle medesime Canarie, di Madera, delle Azzorre e delle Isole di Capo Verde[3]. Tutte insieme queste isole sono considerate dai geologi un corpo unico denominato Macronesia, ulteriormente plasmato, dopo la sua nascita, dal vulcanismo[4]: l’ultima eruzione registrata alle Canarie è stata quella, peraltro abbastanza intensa, del Volcàn Tenegùia – sull’isola di La Palma – nel 1971, mentre le Montaňas del Fuego, sull’isola di Lanzarote, conobbero manifestazioni vulcaniche disastrose nel 1824 e prima ancora nel 1730, allorquando per sei lunghi anni lava, lapilli e cenere – proiettati quotidianamente in quantità di milioni di metri cubici – devastarono un territorio di kmq 200, compresi 20 paesi e 30 villaggi[5].  

A riprova di come il vulcanismo delle Canarie sia materia tuttora attuale e non propriamente tranquillizzante vi sono gli studi compiuti da Bill McGuire, direttore del Benfield Greig Hazard Research Center dello University College di Londra, sull’onda (è il caso di dirlo) del disastro causato dallo tsunami del 2004 sulle coste indonesiane. Secondo lo scienziato britannico, la parete Ovest del vulcano Cumbre Vieja – sull’isola di La Palma – è divenuta molto instabile dopo l’eruzione del 1949. Il suo smottamento, a seguito di una nuova eruzione, con la conseguente caduta di milioni di metri cubici di materiale nelle acque dell’Oceano Atlantico, potrebbe sollevare un’onda, alta dai dieci ai cinquanta metri, in grado di raggiungere in nove ore la costa orientale degli Stati Uniti e spazzare via città come New York e Washington[6].

2. La conquista spagnola

La conquista delle isole ad opera della Corona di Spagna, nel corso del XV

Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia

 secolo, rappresentò il primo tentativo di espansione oltremare dei sovrani cattolici, precedendo di poco la scoperta dell’America, ed in essa furono sperimentate realtà istituzionali e sociali che troveranno di lì a poco piena attuazione nel vice-reame delle Indie Occidentali.

La storia dell’esplorazione delle Isole Canarie comincia in epoca medievale, con il primo resoconto di una certa attendibilità redatto tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo e relativo alla scoperta, da parte del capitano genovese Lancellotto Malocello, dell’isola che porta il suo nome: Lanzarote[7].

La prima rappresentazione cartografica completa delle isole Canarie si deve agli esiti di una successiva spedizione del 1341, guidata da italiani e finanziata da portoghesi. Tuttavia per una stabile occupazione territoriale occorrerà attendere ancora circa sessanta anni, e per la precisione l’1 maggio 1402, allorquando il cavaliere normanno Jean de Bethencourt salpò dal porto di La Rochelle con un piccolo equipaggio alla volta delle isole, pare con l’intento di porvi una base per esplorare la vicina costa africana alla ricerca del mitico Rio de Oro, il fiume lungo il quale si credeva che avvenisse il commercio dell’oro africano e ritenuto sfociare alla stessa latitudine delle Canarie[8]. Fissata una base su Lanzarote e concluso un patto di amicizia con il re guancio Guadarfìa, de Bethencourt tentò di conquistare le altre isole ma, non bastandogli le forze a causa della resistenza dei nativi (in special modo su Canaria, che da Bethencourt si meritò l’appellativo di “Grande” proprio per tale ragione), dovette riparare in Spagna, chiedendo l’aiuto ed il sostegno di Enrico III di Castiglia[9]. E fu così che l’impresa di colonizzazione venne posta sotto l’egida della Corona spagnola.

Casa di Colon a Las Palmas de Gran Canaria, foto dell'autore

Benché le isole fossero abitate da una popolazione rimasta all’età neolitica e che non aveva altre armi se non fionde, coltelli e lance con punte in pietra ed osso[10], la natura impervia del territorio e la perfetta padronanza di questo da parte dei nativi rese la conquista dell’arcipelago un’impresa lunga e difficile, durata ben 94 anni e che ebbe termine solo nel 1496, con l’annientamento delle ultime sacche di resistenza a Tenerife. In altre parole, quando Colombo, apprestandosi al proprio viaggio, fece tappa a Gran Canaria per presentare le proprie credenziali al Governatore dell’isola[11] prima di procedere verso Ovest sospinto dagli Alisei, le Canarie non erano ancora sotto il pieno controllo dei Re Cattolici, poiché Tenerife e La Palma permanevano indipendenti ed animate da una fiera resistenza[12].

Nella prossima parte descriveremo la popolazione autoctona dei Guanci e la ridda di ipotesi che si sono fatte sulla loro origine.

–=oOo=–

[1] Sarah ANDREWS – Josephine QUINTERO, Isole Canarie, Guide Lonely Planet, 2008, 42.

[2] Vi sono altresì quattro isolotti rocciosi (La Graciosa, Alegranza e Montaňa Clara, a nord di Lanzarote, e la Isla de Lobos a nord di Fuerteventura): v. José M. CASTELLANO GIL – Francisco J. MACIAS MARTIN, History of the Canary Islands, Centro de la Cultura Popular Canaria, 2002, 11.

 [3] S. ANDREWS – J. QUINTERO, op. loc. cit.

[4] J.M. CASTELLANO GIL – F.J. MACIAS MARTIN, op. cit., 12.

[5] Ancora oggi in tale area, all’interno del Parque Nacional de Timanfaya, vi è un’altura – chiamata Islote de Hilario – in cui basta scavare un poco nel suolo roccioso per constatare come, già a pochi centimetri di profondità, la temperatura raggiunga i 100° C, a causa della presenza di canali magmatici nel sottosuolo: v. S. ANDREWS – J. QUINTERO, op. cit., 147; v. pure, sull’eruzione del 1730, Ignatius DONNELLY, Platone, l’Atlantide e il diluvio, Profondo Rosso Edizioni, Roma, 2005, 32.

[6] http://medialab.sissa.it/scienzaEsperienza/notizia/2004/ago/Uesp040813n003

 [7] Alcuni riportano tale scoperta alla spedizione dei fratelli Vivaldi del 1291, altri invece al 1312. E’ certo però che nella carta catalana di Angelino Dulcert del 1339 una delle isole dell’arcipelago viene rappresentata con il nome di Insula de Lanzerotto Marocellus – AA.VV., Grande Dizionario Enciclopedico UTET, Torino, 1969, volume XI, voce “Malocello”.

 [8] S. ANDREWS – J. QUINTERO, op. cit., 27.

 [9] J.M. CASTELLANO GIL – F.J. MACIAS MARTIN, op. cit., 40.

[10] J.M. CASTELLANO GIL – F.J. MACIAS MARTIN, op. cit., 30.

[11] S. ANDREWS – J. QUINTERO, op. cit., 74.

[12] Resistenza che provocò vere e proprie stragi tra gli Spagnoli, come nella primavera del 1494, allorquando l’esercito iberico, forte di una fanteria di 1000 uomini e di una cavalleria di 150 unità, venne attirato in trappola nel Barranco (cioè nella gola) de Acentejo sull’isola di Tenerife e letteralmente fatto a pezzi, tant’è che la cittadina che sorse poco distante porta ancora il nome di La Matanza (= La Carneficina): v. S. ANDREWS – J. QUINTERO, op. cit., 29; J.M. CASTELLANO GIL – F.J. MACIAS MARTIN, op. cit., 42.

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