Muroc 1954: l’incontro taciuto

Autore: , Pubblicato il 9 marzo 2014 alle ore 01:58 nella categoria Articoli

Relazione presentata al III Convegno Interregionale di Bari

E’ alquanto diffusa l’idea che talune circostanze inducano a ritenere probabile, se non prossimo, un incontro ufficiale con esponenti di una civiltà extraterrestre avanzata, con la correlata esigenza di definire regole e procedure per evitare equivoci ed incomprensioni e porre basi solide per l’instaurazione di una rapporto di amicizia e di collaborazione. E’ persino superfluo ricordare quanto l’umanità avrebbe da giovarsi dei ritrovati tecnologici e scientifici di una civiltà di secoli più avanti della nostra, pur con tutte le cautele e le preoccupazioni espresse, da un punto di vista sociologico (e non solo), da un Roberto PINOTTI.

E mentre si è cominciato a dibattere di un vero e proprio protocollo di contatto, con la coraggiosa e meritoria elaborazione tentata in Italia dal CUN e dalla Commissione CETI, occorre anche ripensare ad un episodio risalente alla metà del secolo scorso, da sempre avvolto in un’aura leggendaria e che non ha mai ricevuto conferme ufficiali, riguardante un contatto ufficiale ai massimi livelli tra la maggiore superpotenza di questo pianeta ed una civiltà extraterrestre: ci riferiamo al presunto incontro avvenuto nel Muroc Air Field (oggi Edwards Air Force Base) di Edwards, in California, nei primi mesi del 1954 tra il Presidente Dwight EISENHOWER ed una delegazione aliena.

GLI ANTEFATTI

 Ma prima di scendere nel dettaglio di questo evento, occorre ricordare – seppur brevemente – qual era il clima di quegli anni, attraverso una sequenza di episodi significativi:

–  alla fine del 1947, in esito alle ondate di segnalazioni che avevano fatto seguito al ben noto avvistamento di Kenneth ARNOLD, l’USAF decise di avviare il Project  Sign consistente in un’inchiesta ufficiale del Governo USA sugli oggetti volanti non identificati: dopo poco più di un anno, esso venne abbandonato in favore di un altro progetto, il Project Grudge, a capo del quale fu posto il Cap. Edward J. RUPPELT (quest’ultimo si concluse ufficialmente il 27.12.1949 con un Rapporto Speciale che dichiarava l’inspiegabilità del 23% dei casi);

–  il 7.01.1948 si verificava il notissimo incidente aereo in cui perdeva la vita il Cap. Thomas MANTELL (presunto abbattimento ad opera di un disco volante?);

–  il 17.03.1949 si sarebbe verificato un atterraggio per avaria di un disco volante nei paraggi di Aztec, New Mexico: vero o falso che fosse, il 30 maggio di quello stesso anno il Ministro della Difesa James FORRESTAL, prima dimissionario e poi ricoverato per disturbi psichici (perché riteneva che i Russi fossero riusciti ad atterrare sul suolo statunitense), si suicidava;

–  il 17.03.1950, esattamente un anno dopo il presunto atterraggio di Aztec, circa 500 dischi, altissimi, sfilavano sopra la città di Farmington, sempre nel Nex Mexico;

– verso la metà del 1951 il Cap. RUPPELT, richiamato in servizio, era assegnato ad un progetto di indagine dell’USAF (che proseguiva segretamente il lavoro del progetto Grudge) e lo riorganizzava ribattezzandolo come progetto Blue Book;

– nel frattempo, le scorribande di siffatti velivoli sconosciuti sui cieli degli Stati Uniti (e, per la verità, dell’intero Pianeta) continuavano senza requie, culminando nel sorvolo della stessa capitale, Washington D.C., in due successive ondate, il 19 ed il 26-27 luglio del 1952;

Il sorvolo di Washington da una foto d'epoca

–  il 6.08.1953 veniva avvistata un’enorme piattaforma spaziale sulle Hawaii (nell’esatto anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima);

– il 23.11.1953 il caccia F89 pilotato dal Ten. Felix MONCLA spariva dopo essersi apparentemente scontrato in volo con un oggetto volante non identificato sul Lago Superiore.

Tutti questi episodi, ed in particolare il sorvolo della capitale, stavano a dimostrare le inarrivabili prerogative tecniche di codesti velivoli, capaci di penetrare fin nel sancta sanctorum del potere statunitense (lo spazio aereo intorno alla Casa Bianca ed al Campidoglio) e di farsi beffe degli F-94 inviati in missione di intercettazione: è comprensibile perciò che i vertici del potere militare USA fossero in uno stato di profondo sconcerto, perché (nonostante le pubbliche dichiarazioni di segno contrario) ancora non era ben chiaro quali fossero gli intendimenti dei piloti di questi velivoli e se essi rappresentassero una minaccia potenziale alla sicurezza nazionale.

Neppure va sottaciuto che proprio nei primissimi anni ‘50 si affermava il fenomeno del “contattismo”, ad opera dei vari George Hunt WILLIAMSON, George VAN TASSEL, Howard MENGER per non citare che i più noti: il più famoso di tutti, l’americano di origine polacca George ADAMSKI riferì di avere avuto il suo primo contatto fisico con uno degli occupanti dei dischi a Desert Center, in California, nel novembre 1952. Tratto comune del fenomeno, non privo di aspetti controversi, era la presa di contatto ad iniziativa di esponenti di razze extraterrestri dalle sembianze assolutamente umane, peraltro in termini pacifici ed amichevoli, di comuni cittadini del pianeta Terra, cui venivano fornite sommarie informazioni sui luoghi di provenienza e sui principi tecnico-scientifici di funzionamento dei dischi volanti, oltre alla “missione” di diffondere un messaggio imperniato sul concetto di pace e, soprattutto, sul bando dell’uso di armi atomiche.

L’interesse dell’opinione pubblica sul fenomeno era altissimo e si rifletteva anche nelle scelte dell’industria dell’entertainment, come dimostra la produzione cinematografica di sci-fi di quel periodo (basti pensare a films come The Flying Saucer, per la regia di Mikel CONRAD, del 1950, in cui si avallava la tesi di un’origine terrestre e, guarda caso, sovietica dei dischi volanti, o al celeberrimo Ultimatum alla Terra, di Robert WISE, o ancora a La “Cosa” da un altro mondo di Howard HAWKS, ambedue del 1951).

Locandina del film "The Flying Saucer"

Insomma in quegli anni si respirava davvero un clima di attesa inquieta e di profonda incertezza intorno ai piloti dei dischi volanti ed ai loro intendimenti.

L’EVENTO

E veniamo ora ai fatti: il 20 febbraio 1954 (secondo altri nella seconda metà di aprile dello stesso anno) il presidente USA in carica, Dwight “Ike” EISENHOWER (eletto nel gennaio dell’anno precedente), sarebbe stato protagonista, insieme ad alcuni vertici militari, di un incontro segreto con alieni atterrati, in rappresentanza ufficiale della loro razza, nella base militare di Muroc, in California.

La notizia non trapelò subito, ma venne divulgata alcuni anni dopo, da scrittori come un Desmond LESLIE (Inghilterra) ed un Jimmy GUIEAU (Francia). In Italia venne ripresa da un articolo di Bruno GHIBAUDI apparso sul quotidiano Il Tempo del 6.01.1963 e dall’opera del console Alberto PEREGO Rapporto sull’aviazione di altri pianeti, edita quello stesso anno.

Secondo questi resoconti, nella seconda metà di aprile del 1954 ben cinque dischi di tipo differente atterrarono a Muroc ed i loro piloti, esseri umani in tutto simili a noi, consentirono agli ufficiali della base di visitare l’interno dei loro apparecchi, fornendo spiegazioni sui principi del volo elettromagnetico e sulle strumentazioni di bordo. Vi sarebbe stata poi una riunione ufficiale cui avrebbero assistito, oltre al presidente americano in persona, anche tre civili: un parente dell’ex presidente TRUMAN, l’autorevole rappresentante di un importante agenzia di stampa ed un vescovo della Chiesa Episcopale Metodista. Pare che le Autorità della base avessero deciso il fermo dei piloti spaziali, ponendoli sotto custodia, allo scopo di poter meglio studiare i loro mezzi volanti, attorno ai quali furono eretti in tutta fretta dei capannoni provvisori, non potendo i dischi essere spostati dal luogo dove si trovavano. Ma l’espediente non servì a nulla, poiché i dischi si rimisero in moto e decollarono sfondando i tetti dei capannoni in cui erano rinchiusi; quanto ai loro occupanti, essi avevano semplicemente lasciato i locali in cui erano stati posti sotto custodia senza che le sentinelle ricordassero alcunché.

Ricostruzione ideale dell'incontro di Muroc

Secondo le congetture del Console PEREGO, la coincidenza tra l’epoca del supposto atterraggio e la crisi internazionale di Indocina stava ad indicare che il peculiare interesse degli extraterrestri era quello di impedire l’uso dell’arma atomica nella penisola indocinese, e che pertanto essi avrebbero rivolto un preciso invito in tal senso al Presidente EISENHOWER. In effetti – prosegue PEREGO – non fu utilizzata la bomba atomica in Indocina e Dien Bien Phu venne sacrificata.

La vicenda fu ripresa nel 1980, allorché una parte del libro The Roswell Incident, scritto a quattro mani da Bob MOORE e Charles BERLITZ, diede conto di un’approfondita indagine condotta sull’episodio. Nel libro emerse che nel 1954 il Sig. Meade LAYNE, ricercatore metafisico a capo del Borderland Sciences Research Association (oggi B.S.R. Foundation) aveva ricevuto una lettera dall’amico Gerald LIGHT di Los Angeles, la quale confermava punto per punto l’accaduto, per avervi il Sig. LIGHT assistito personalmente, nelle quarantotto ore trascorse alla Base Aerea di Edwards. Egli nella missiva faceva anche i nomi degli altri civili che erano stati presenti ai fatti: si trattava del finanziere Edwin NOURSE (il parente di TRUMAN) del Brookings Institute, del giornalista Franklin ALLEN del gruppo HEARST e del vescovo, poi cardinale, James McINTYRE di Los Angeles.

Meade Layne

Le ricerche espletate, anche presso la documentazione del B.S.R.F., non consentirono di identificare con sicurezza Gerald LIGHT: tutto quello che si appurò è che egli era stato uno scrittore e conferenziere molto dotato ed interessato a tematiche quali la chiaroveggenza e l’occultismo. Tuttavia dalla lettera di LIGHT emerse che l’episodio era avvenuto nella notte del 20 febbraio 1954, dunque circa due mesi prima di quanto comunemente accettato fino a quel momento. Nel periodo fra il 17 ed il 24.02.1954 EISENHOWER si trovava effettivamente nella località californiana di Palm Springs, a breve distanza da Muroc, ospite dello Smoke Tree Ranch dell’amico Paul Ray HELMS, per godere di un periodo di riposo: da qui egli scomparve la sera del 20 febbraio, secondo i sostenitori dell’atterraggio alieno per essere condotto segretamente alla base di Muroc. La sparizione del Presidente per qualche ora dal ranch del suo ospite è in verità un fatto storicamente accertato: cominciarono a circolare voci incontrollate (si disse addirittura che EISENHOWER fosse morto), al punto che l’addetto stampa della Casa Bianca James HAGGERTY venne frettolosamente convocato a Palm Springs e, riuniti i giornalisti nell’Hotel Mirador, rilasciò la dichiarazione che il Presidente, mangiando una coscia di pollo, si era rotto una capsula e l’amico Paul HELMS l’aveva accompagnato da un dentista, tale Dott. PURCELL, per farla riparare. EISENHOWER riapparve poi in pubblico la mattina successiva, partecipando ad una funzione religiosa in una chiesa della zona. Tutto spiegato, dunque?

Non proprio: quando la vedova del dentista venne intervistata da Bob MOORE nel 1979 non rammentava nulla del coinvolgimento del marito in un evento che pure si sarebbe dovuto discostare dalla quotidiana routine, a parte la circostanza che la sera successiva al 20 febbraio, nel corso di una cena all’aperto, il marito era stato presentato ai giornalisti come “il dentista che aveva curato il Presidente”. Inoltre svolgendo una ricerca presso la Biblioteca Eisenhower, nella sezione relativa ai files riguardanti lo stato di salute del Presidente, MOORE non ebbe a reperire alcun documento (referto o ricevuta) relativo ad un intervento ai denti compiuto nel mese di febbraio 1954; per di più, nella sezione contenente i ringraziamenti ed i riconoscimenti spediti dalla Casa Bianca a tutti coloro che avevano avuto qualcosa a che fare con il soggiorno del Presidente a Palm Springs, non esisteva alcun tipo di ringraziamento diretto al Dott. PURCELL (mentre, per esempio, vi era il ringraziamento al Reverendo che aveva celebrato la funzione domenicale presso la chiesa di Palm Springs la mattina del 21 febbraio 1954).

Infine, la vedova del giornalista Frank SCULLY (autore del best seller ufologico Behind the Flying Saucers) riferì a MOORE che nel 1954, avendo lei ed il marito acquistato una casetta sulle montagne soprastanti la base aerea di Muroc ed avendo ingaggiato dei carpentieri per alcuni lavori nel giugno di quell’anno, uno di essi – che aveva in precedenza lavorato alla base aerea – riferì appunto che vi era stata la visita segreta del Presidente EISENHOWER alcuni mesi prima.

 I CONTRIBUTI SUCCESSIVI

 Dopo la fondamentale indagine di MOORE e BERLITZ, intervenuta ad un quarto di secolo dall’evento, negli anni successivi sul presunto incontro di Muroc e soprattutto sui suoi contenuti vi sono stati altri contributi ad opera dei cosiddetti “rivelatori” o “insiders”, personaggi con un passato negli apparati militari o di intelligence degli Stati Uniti, i quali – venuti in possesso di informazioni coperte da nulla osta di segretezza (spesso ai massimi livelli) in virtù degli incarichi ricoperti – hanno cominciato a diffondere tali informazioni al pubblico in conferenze ed articoli. Il loro profilo professionale non è immune da ombre, talvolta, e si ritiene che le informazioni diffuse dai rivelatori possano costituire un tassello di una sofisticata strategia di disinformazione posta in atto dai servizi di intelligence. Perciò quanto da essi riportato va preso con estrema cautela.

Sul punto specifico dell’incontro di Muroc, raccogliamo e riferiamo le seguenti dichiarazioni:

William Milton COOPER: con un passato nell’USAF e nella Marina degli Stati Uniti (in cui prestò servizio presso l’Office of Naval Intelligence), sosteneva di aver ottenuto un nullaosta Top Secret in forza del quale era venuto a conoscenza di documenti segreti; secondo tali documenti l’incontro di Muroc, avvenuto con una razza di alieni Grigi, era stato preparato per tempo, dopo la scoperta nel 1953 di tre enormi astronavi che si erano inserite in orbita equatoriale terrestre e con gli occupanti delle quali erano state stabilite comunicazioni radio in codice binario (secondi i progetti “Sigma” e “Plato”) per la preparazione dell’evento. Nonostante gli avvertimenti di una seconda razza aliena, di tipo umanoide, di non prendere contatto con i suddetti Grigi, di rinunziare allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali del Pianeta e di procedere al disarmo nucleare, l’incontro di Muroc avvenne egualmente e portò a suggellare un patto in forza del quale, in cambio di tecnologia, gli Stati Uniti acconsentivano alla costruzione di basi sotterranee per le attività aliene (ivi incluso  il prelievo di campioni vegetali ed animali per ragioni di studio). Peraltro proprio la reazione dei civili presenti all’incontro (probabilmente scomposta o fuori controllo) indusse EISENHOWER a mantenere segreta per il futuro l’esistenza di vita aliena intelligente.

Philip SCHNEIDER: ingegnere, geologo ed esperto di esplosivi, sosteneva di aver lavorato per il Governo alla costruzione delle basi S-4 (presso l’Area 51) e Los Alamos. Confermava la circostanza del trattato (cosidetto “Greada”) fra EISENHOWER e gli alieni ed i termini dello stesso, aggiungendo che agli alieni sarebbe stato consentito di prelevare campioni animali ed umani, per poter sperimentare su di essi le loro tecniche di impianto, a condizione che al Governo degli Stati Uniti fossero forniti i dettagli completi delle persone coinvolte. In realtà presto i Grigi cominciarono a dare informative incomplete su tali attività.

Remote viewers: questi soggetti, addestrati dal fisico Hal PUTHOFF ad esaltare le loro facoltà psichiche di visione a distanza (nello spazio e nel tempo) ed impiegati in programmi segreti governativi (alle dipendenze dell’Intelligence del Security Command), furono impiegati non solo per cercare obiettivi sensibili in territorio sovietico ma anche per indagare eventi accaduti nel passato. Uno di essi rivide in astrale l’incontro di Muroc chiarendo che scopo dei Grigi era quello di accelerare, attraverso lo cessione di tecnologie, lo sviluppo umano in vista di certi cambiamenti che vi sarebbero stati intorno all’anno 2000; essi dipendevano dal fatto che – ogni 25.000 anni – la Terra intersecava l’orbita di un pianeta esterno al sistema solare, che avrebbe trascinato nella sua scia uno sciame di asteroidi, alcuni dei quali sarebbero caduti sul nostro Pianeta, con conseguenze catastrofiche, a meno che l’umanità non avesse posseduto la tecnologia necessaria ad innalzare una sorta di scudo. Va detto che queste cose sono state scritte dal ricercatore Jim MARSS in un libro edito nel 1997 (in epoca ancora abbastanza lontana dalla frenetica attesa del compimento del calendario Maya e del pianeta Nibiru).

Testimone X: all’audizione del “Citizens Hearing for Disclosure”, svoltasi tra aprile e maggio 2013 presso il National Press Club di Washington, un testimone anonimo di 77 anni – intervistato dal ricercatore Richard DOLAN – ha confermato il contatto che sarebbe avvenuto tra l’Amministrazione USA e gli alieni durante la Presidenza di “Ike” ed il ruolo assunto dalla facility poi divenuta nota come “Area 51”.

LE CARATTERISTICHE SALIENTI DI UN CONTATTO UFFICIALE

Il Muroc Air Field nel 1945

 

Non siamo ovviamente in grado di confermare la veridicità del presunto incontro di Muroc, dal momento che non sono mai state reperite evidenze documentali di ciò ed anche le rivelazioni successive potrebbero essere considerate come l’elaborazione romanzata, per finalità di disinformazione, di una semplice “voce”. Di certo vi è la poco chiara assenza del Presidente EISENHOWER dallo Smoke Three Ranch nella notte tra il 20 ed il 21 febbraio 1954, ma tutto questo certamente non è sufficiente ad arguire un incontro segreto con gli alieni.

La vicenda è tuttavia importante sotto un altro profilo, che potremmo definire xenologico, per usare la definizione coniata da Roberto PINOTTI.

In altri termini, l’episodio di Muroc, che sia vero oppure no, assume valenza paradigmatica perché – a differenza dei casi di contatto o rapimento che lo hanno preceduto e seguito e che hanno sempre coinvolto gente comune, priva di incarichi istituzionali – qui vi è un contatto ufficiale, che riguarda ed investe la massima autorità politica di un paese, il quale – per essere il solo a quel momento dotato di un armamento atomico della massima capacità distruttiva (la bomba H) – era sicuramente la maggiore potenza militare del pianeta Terra; ed anche quello con la più solida economia, in quanto uscito vincitore dal secondo conflitto mondiale.

Pertanto la vicenda di Muroc diviene modello ed esempio di come potrebbe essere gestito un primo contatto a livello ufficiale. Dall’esame della prima ed essenziale versione dei fatti è possibile enucleare le seguenti caratteristiche salienti:

1)      PREPARAZIONE: un incontro che si svolga in una base militare non può che essere stato previamente concordato. Non dimentichiamo che fino a quel momento il comportamento dei “dischi volanti” apparsi su installazioni missilistiche e basi militari era stato fortemente elusivo, caratterizzato dal loro rapido dileguarsi alla prima, immancabile apparizione dei caccia intercettori. Pertanto l’atterraggio nel perimetro di una base militare, cioè all’immediata portata del “nemico”, sarebbe stato in aperta controtendenza con il contegno precedente, a meno che i piloti delle aeronavi aliene non avessero ricevuto formali assicurazioni che non vi sarebbe stata alcuna aggressione nei loro confronti. E ciò implica di necessità che fosse stata previamente espletata una duplice attività:

a) ricerca scientifica: è di tutta evidenza che l’approccio con una civiltà extraterrestre non poteva prescindere da una impostazione che permettesse di superare i limiti (se non addirittura i dogmi) dell’orizzonte scientifico di quel momento e compiere i primi esperimenti intesi ad individuare: 1) una comune forma espressiva (cioè un “linguaggio”); 2) un mezzo tecnico di comunicazione condiviso (onde radio, impulsi sonori o luminosi, raggi laser).

b) attivita’ diplomatica: la sola ricerca scientifica non sarebbe stata sufficiente, dal momento che occorreva anche dare un “indirizzo” al contatto e cioè sviluppare un’opzione di metodo; stabilire dunque anzitutto, in maniera condivisa, le regole a cui sottomettere le varie fasi del contatto e poi l’agenda dell’incontro vero e proprio. E’ infatti impensabile che il Presidente degli Stati Uniti potesse essere ammesso ad un incontro bilaterale di simile livello senza che vi fosse stato, a monte, un lavoro diplomatico di qualche natura finalizzato a circoscrivere gli ambiti e le finalità dell’incontro, dalle questioni pratiche più immediate (alloggio e sicurezza della delegazione), a quelle concernenti il cerimoniale (scambio di doni: in tal senso potrebbe per esempio essere inquadrata la visita dell’interno delle aeronavi aliene organizzata a beneficio di un gruppo di alti ufficiali dell’esercito americano) per giungere infine alla finalizzazione dell’incontro (la redazione di un trattato, o di una lettera di intenti, con tutte le problematiche connesse: lingua ufficiale, limiti soggettivi ed oggettivi di applicazione, criteri pacifici di risoluzione delle controversie sulle questioni di interpretazione, etc.).

2)      SICUREZZA: ovviamente vi era l’esigenza di garantire che, per tutta la durata dell’incontro, sarebbe stata assicurata l’incolumità fisica dei visitatori alieni e la salvaguardia dei loro mezzi. Sotto tale profilo l’incontro in una base militare, completamente recintata e sorvegliata da guardie armate all’interno ed all’esterno del perimetro, con il virtuale azzeramento della possibilità di intromissioni non desiderate, rappresentava (allora come oggi) la migliore opzione.

3)      SEGRETEZZA: logico corollario del requisito di cui al punto che precede, posto che una base militare è per definizione un luogo dal quale vengono tenuti lontano tutti coloro che non siano autorizzati; inoltre dette basi, per meglio preservare la non immediata conoscibilità delle questioni militari, che attengono – come è ovvio – alla sicurezza nazionale, vengono spesso stabilite in luoghi remoti, isolati, di confine (come nel caso di Muroc, in pieno territorio desertico). Ma, a ben vedere, una simile esigenza poteva essere avvertita come più pressante proprio dalle autorità degli Stati Uniti, piuttosto che dalla rappresentanza aliena, non volendo evidentemente le prime mostrare agli occhi del mondo, e più ancora del nemico sovietico, la propria inferiorità al cospetto della soverchiante tecnologia extraterrestre.

4)      RAPPRESENTATIVITA’: una società improntata a principi democratici quale quella statunitense non poteva confinare una questione di tale importanza – il primo contatto con una civiltà aliena – alla sola competenza dei militari; ed ecco perciò che alla base di Muroc venne ammessa una ristretta, selezionata rappresentanza di civili, ciascuno espressione di gruppi od organismi che ricoprivano (ed ancora ricoprono) un ruolo fondamentale nell’articolazione degli orientamenti culturali di una società pluralista (una istituzione scientifica o think tank, il mondo della stampa o “quarto potere” e la comunità religiosa): con tutta probabilità agli stessi venne assegnato il compito di una simbolica presenza o forse anche una funzione consultiva nei confronti del Presidente; neppure va dimenticato che la presenza di questo ristretto gruppo aveva probabilmente pure una finalità più sottile, ben al di là del ruolo di testimone dell’evento, vale a dire quella di fungere da cartina di tornasole delle possibili reazioni della società civile dinanzi ad un evento di tale epocale importanza.

 CONCLUSIONI

 In definitiva, le caratteristiche che è possibile estrapolare dall’architettura dell’evento di Muroc, così come ci è stato descritto nelle sue linee essenziali, assumono un’oggettiva validità nel quadro di un incontro a livello ufficiale con una delegazione aliena. Anzi, esse appaiono così appropriate che – con riferimento a questo episodio della storia ufologica – si potrebbe richiamare una ricorrente espressione di Pinotti e sostenere che “se non è vero, è sicuramente ben pensato”.

Solo per citare un esempio, l’attività di preparazione sotto il profilo dell’indagine scientifica come pure l’aspetto della riservatezza (in chiave di filtro preliminare rispetto alla diffusione della notizia), sono state previste anche nel SETI Post detection protocol, con un ruolo dominante assegnato questa volta alla comunità scientifica. Egualmente viene attribuita efficacia e rilevanza alla sicurezza, alla rappresentatività ed all’attività diplomatica nei punti 8, 9 e 10 del Protocollo di contatto elaborato dal CETI in Italia.

Quello che è certo è che occorre non soltanto un approccio multidisciplinare alla questione, con la confluenza dell’impegno e delle energie di personalità competenti nei diversi settori interessati, ma più in generale un cambio di paradigma nei metodi e negli obiettivi dell’umanità intera, poiché chi potrebbe avere interesse a stabilire un contatto con la popolazione di un Pianeta incline all’inganno, alla violenza ed alla prevaricazione?

Mi pare quindi appropriato chiudere questo intervento con la citazione testuale di un passo di un articolo di Roberto PINOTTI apparso su “UFO International Magazine” dell’aprile di quest’anno: “Se davvero la Terra fosse da tempo sotto una osservazione discreta da parte di civiltà aliene, il nostro tradizionale e diffuso atteggiamento di violenza, sfruttamento e prevaricazione facilmente documentabile giorno per giorno attraverso i nostri telegiornali non costituisce certo un titolo di merito o di affidabilità e indurrebbe qualunque visitatore extraterrestre ad un approccio cauto e distaccato nei confronti dell’umanità”.

Fonti

–          PEREGO, Alberto, “Rapporto Perego sull’aviazione di altri pianeti” – Edizioni del Centro Italiano Studi Aviazione Elettromagnetica – Roma 1963 (pagg, 24, 28, 31, 34-37, 42, 56-58, 70, 74-75, 81-82).

–          AYO, Pablo, “Alien Report” – Strangedays News – Roma 2009 (pagg. 53-59)

–          BARBATO, Cristoforo, “Quando Eisenhower incontrò gli alieni” – Ufo Magazine, agosto 2010, pag. 9 ssg.

–          VISANI, Umberto, “1952 – 2002: Washington D.C.” – Ufo International Magazine, aprile 2013, pag. 44 ssg.

–          PARENTELLI, Lidia, “Il Citizens Hearing on Disclosure di Washington 2013: un bilancio” – Ufo International Magazine, maggio 2013, pag. 18 ssg.

–          PINOTTI, Roberto, “L’uomo e gli alieni: ecco i protocolli di contatto” – Ufo International Magazine, aprile 2013, pag. 44 ssg.

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