Ritorna la pista LBJ per l’omicidio Kennedy

Autore: Gaetano Anaclerio , Pubblicato il 10 agosto 2011 alle ore 20:59 nella categoria Articoli

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Sull’edizione on line di “Repubblica” di martedì 9 agosto è stata pubblicata la notizia secondo cui Jacqueline Kennedy, subito dopo l’assassinio del marito, ebbe a rilasciare un’intervista allo scrittore Arthur Schlesinger Jr. (già amico e collaboratore di JFK) all’unica condizione che essa rimanesse segreta per cinquant’anni dopo la sua morte. Quindi, essendo la Sig.ra Bouvier già vedova Kennedy e poi Onassis venuta a mancare nel 1994, il suo contenuto non avrebbe potuto essere divulgato prima del 2044, ma – secondo quanto riportato dal periodico britannico Daily Mail – la figlia Caroline l’avrebbe offerta alla ABC in cambio della soppressione della miniserie “The Kennedys”.

La rivelazione più clamorosa dell’intervista è quella secondo cui dietro l’assassinio di John Kennedy – per Jackie – non c’era solo la mano di Lee Harvey Oswald, come ebbe a stabilire la Commissione Warren, bensì un complotto più grande ordito dal vicepresidente Lyndon Bailey Johnson e da una lobby di petrolieri e uomini d’affari texani: anzi il vincolo di segretezza imposto a Schlesinger si giustificherebbe proprio con la preoccupazione di Jacqueline Kennedy di evitare possibili rappresaglie ai propri familiari.

Le teorie del complotto in merito alla morte di John Kennedy non sono certo una novità ed hanno prodotto nel tempo una varietà di saggi; anche il cinema se ne è interessato nel 1991, con il film JFK diretto da Oliver Stone, nel quale si sosteneva appunto che a tramare contro la vita del 35° Presidente degli Stati Uniti era stato Lyndon Johnson in collaborazione con la CIA, l’FBI e la mafia, con l’obiettivo di rimuovere l’ostacolo Kennedy e promuovere l’escalation dell’intervento statunitense in Vietnam, sfociato nel 1964 in una vera e propria guerra, onde favorire l’industria bellica.

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Il giuramento di Lyndon Johnson a bordo dell'Air Force One

Per quanto può interessare i lettori di questo sito, anche Richard Hoagland e Michael Bara, nel loro libro Dark Mission – The secret history of NASA, riprendono la tesi dell’omicidio tramato dal vicepresidente Johnson, facendo leva – tra l’altro – su una foto scattata subito dopo il suo giuramento quale nuovo Presidente degli USA: in realtà esistono due foto, la prima delle quali – universalmente nota – vede un compunto Lyndon Johnson, accanto ad un’affranta Jacqueline Kennedy, posare la propria mano sinistra sulla Bibbia e prestare giuramento a bordo dell’Air Force One; la seconda, molto meno nota benché scattata immediatamente dopo l’altra, vede Johnson volgere il capo a destra (in direzione opposta all’obiettivo) con i muscoli facciali che paiono distendersi in un largo sorriso mentre entra in contatto visivo con il potente deputato texano Albert Thomas, il quale a sua volta gli restituisce il sorriso facendo l’occhiolino. Secondo gli autori di Dark Mission è alquanto singolare che, in quel particolare contesto (Jackie indossava ancora gli abiti lordi del sangue e della materia cerebrale di JFK), in cui tutti i visi dei presenti erano improntati ad una composta tristezza, Johnson e Thomas siano le uniche due persone ritratte a sorridere.

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L'occhiolino di Albert Thomas

La ragione per la quale Hoagland e Bara trattano di questa vicenda nella loro opera – il vero tratto distintivo della loro teoria del complotto – sta nel fatto che a determinare la morte di Kennedy sarebbe stata la sua decisione (esplicitata nel Memorandum Operativo di Sicurezza Nazionale n. 271 del 12 novembre 1963) di imporre alla NASA lo sviluppo di una sostanziale cooperazione con l’Unione Sovietica nelle attività spaziali, come già anticipato nel discorso tenuto dal Presidente all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 settembre 1963. Peraltro Albert Thomas, oltre ad essere un feroce anti-comunista, era a capo della Commissione del Congresso preposta ai finanziamenti all’Ente Spaziale americano. Fatto sta che nel dicembre dello stesso anno – nonostante la formale dichiarazione di Johnson di voler proseguire nel progetto kennedyano di una cooperazione pacifica con l’URSS – il Congresso, guidato da Thomas, approvò nuovi finanziamenti alla NASA, esplicitamente vietando l’uso di tali fondi per attività congiunte con i Russi.

Spiegare perché si voleva che la NASA svolgesse da sola la sua attività di esplorazione dello spazio esterno implicherebbe l’esposizione di una serie di congetture per le quali manca qui lo spazio. Quel che è certo – perché riportato dal biografo di Lyndon Johnson Doris Kearns Goodwin – è che, allorquando si ebbe l’allunaggio della Missione Apollo 11 il 20 luglio 1969 – Johnson, benché fosse stato a capo del programma spaziale americano ed avesse (almeno a parole) condiviso la visione della nuova frontiera di Kennedy, non solo non guardò lo storico sbarco di Neil Armstrong, ma non volle che nessuno nel suo ranch in Texas assistesse all’evento, facendo spegnere tutti i televisori che vi si trovavano!

Fonti: Jackie Kennedy, intervista shock “Lyndon Johnson volle la morte di JFK” articolo senza firma su Repubblica.it del 9.08.2011 all’indirizzo URL: http://www.repubblica.it/persone/2011/08/08/news/jfk_intervista_a_jackie_rivelata_per_bloccare_miniserie-20188300/?ref=HREC2-3; Dark Mission, the secret history of NASA, Richard Hoagland – Michael Bara, Feral House, 2007, pagg. 101 – 108 (inedito in Italia).

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