Scienziato della Bicocca dice che siamo soli nell’Universo.

Autore: , Pubblicato il 5 agosto 2011 alle ore 03:28 nella categoria Articoli

Un fisico dell’Università della Bicocca, Elio Sindoni, ha decisamente sposato la tesi secondo cui l’uomo sarebbe solo nell’Universo, pur con qualche piccola riserva. Se ne parla in un’intervista condotta da Gabriele Beccaria sul quotidiano torinese La Stampa allo scienziato, autore di un recente saggio intitolato “Siamo soli nell’universo?”.

Ma scendiamo nei dettagli. Sindoni, ritenendo di interpretare un’opinione condivisa dalla maggior parte degli esponenti della comunità scientifica, ritiene “abbastanza probabile” l’esistenza di forme di vita non necessariamente dotate di intelligenza di tipo umano, date determinate condizioni (l’acqua ed il carbonio, ad esempio), e pertanto non esclude che possano esistere “batteri extraterrestri”, anche all’interno dello stesso Sistema Solare. Sindoni fa presente come eventuali microrganismi alieni non potrebbero essere particolarmente differenti dai cosiddetti “batteri estremofili” presenti nelle zone più impervie ed alle condizioni più proibitive sul nostro pianeta. Il fisico prende atto inoltre della circostanza che su molte comete sono state rinvenute vere e proprie molecole organiche, che hanno rafforzato la cosiddetta ipotesi della panspermia, fondata com’è noto sull’assunto che la vita sulla Terra sia arrivata dall’esterno (altri pianeti o, per l’appunto, comete). Sindoni considera “controversi” gli studi sulle presunte tracce di vita extraterrestre su oggetti provenienti da Marte, ed auspica che ben presto una sonda possa scavare sotto lo spesso strato di ghiaccio di Europa, una delle lune galileiane di Giove.

Lo scienziato è invece decisamente contrario ad accettare in generale l’ipotesi che esistano forme di vita intelligenti assimilabili a quella umana, ponendosi sulla scia di quello scetticismo di parte della comunità scientifica che si riconosce nell’eloquente interrogativo di Enrico Fermi “Dove sono tutte quante?” (riferendosi all’ipotesi di esistenza di civiltà aliene). Le argomentazioni a favore di quest’affermazione (di Sindoni cioè) si fondano essenzialmente sulla particolarità che ha condotto la vita ad affermarsi sul nostro Pianeta, oltretutto e nonostante una serie di estinzioni di massa. Essenzialmente Sindoni evidenzia il fatto che il Programma SETI per l’ascolto di segnali extraterrestri ancora non ha prodotto risultati apprezzabili.

Tuttavia lo stesso Sindoni riconosce che si dovrà cercare ancora, evidentemente, prima di affermare con assoluta certezza che siamo davvero soli nell’Universo.

Naturalmente ci riserviamo di esprimere un giudizio complessivo  dopo aver letto il saggio dello scienziato. Questo però non ci esime dal formulare alcune osservazioni iniziali sull’argomento, nell’assoluto rispetto dei principii di buon gusto ed educazione nei confronti di chi esprime un’opinione che non condividiamo, secondo la migliore tradizione del Centro Ufologico Nazionale.

In primo luogo, non possiamo che riconoscere che in generale sarebbe del tutto inopportuno esprimere un’opinione lapidaria che non lasci sconti (“siamo soli; punto e basta”) sulla scorta dei modesti risultati che la nostra civiltà ha ottenuto nell’ambito aerospaziale e cosmologico, salvo considerare gli esiti delle missioni terrestri nell’ambito esclusivamente riferito ad alcune zone del Sistema Solare. Il famoso metodo induttivo sperimentale sostenuto da Bacone e Galileo, infatti, si basa nel ricavare  i principii generali attraverso lo studio progressivo delle osservazioni e delle esperienze particolari. Un esempio di metodo induttivo può essere il seguente: 1) nel Sistema Solare non c’è la vita a parte la Terra; 2) al di fuori del Sistema Solare non c’è vita, per cui 3) in tutto l’Universo non c’è vita a parte quella umana. Del resto, lo stesso Sindoni ha riconosciuto che si dovrà cercare ancora.

In secondo luogo, non possiamo ignorare i numerosi elementi a favore dell’ipotesi extraterrestrialista, nell’ambito cosmologico. Lo stesso astrofisico americano Frank Drake (l’ideatore del Progetto SETI), citato dallo stesso Sindoni relativamente alla proposta dello scienziato USA di realizzare un radiotelescopio nella parte nascosta della Luna, ideò – com”è noto – la famosa equazione di Drake, secondo la quale il numero N di civiltà tecnologiche attualmente presenti nella nostra Galassia, e quindi in grado di interagire con noi, dipende da una serie di combinazioni (la frazione di stelle di tipo solare che hanno pianeti; la frazione di pianeti che potrebbero effettivamente ospitare la vita; la frazione di pianeti che ospitano esseri intelligenti; la frazione di civiltà extraterrestri che hanno sviluppato una tecnologia adeguata). C’è da dire però che l’equazione fu formulata prima che venissero scoperti i famosi Pianeti extrasolari, che a metà dell’anno 2008 erano già identificati quasi in numero di 230. Pertanto, l’ipotesi di esistenza di civiltà aliene “teconologiche” si è ulteriormente accresciuta.

Last but not least, non possiamo naturalmente sottacere i numerosissimi indizi che da noi avvalorano l’ipotesi extraterrestrialista. Dai moltissimi UFO osservati in tutto il mondo – e della realtà oggettiva almeno di parte del fenomeno ufologico non può ormai dubitare nessuno – a parte dei crop-circles, delle mutilazioni animali e delle presunte abduction.

 Fonti : L’alieno che non incontreremo di Gabriele Beccaria (La Stampa del 27-07-2011); Incontri lontani Alla ricerca delle intelligenze extraterrestri di Giancarlo Genta (Edizione Lindau s.r.l., Torino 2009); Metodo induttivo di Andrea F. (http://209.85.129.132/search?q=cache:i4X6HOtVTOUJ:www.swif.uniba.it/lei/…).

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