Spigolature sulla decima ricorrenza dell’11/9

Autore: , Pubblicato il 27 settembre 2011 alle ore 04:56 nella categoria Articoli

Il decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle è stato segnato, oltre che dalla consueta commemorazione delle vittime, anche da un preciso impulso del Presidente USA Barack Obama a lasciarsi indietro il passato e guardare avanti. “Siamo riusciti a difendere con successo il nostro stile di vita – ha detto Obama agli americani nel discorso pronunciato nell’occasione – il dibattito tra pace e guerra, tra libertà civili e sicurezza è stato a tratti feroce. Ma proprio nel modo in cui siamo riusciti a risolverlo, in un modo che rende onore ai nostri valori, sta tutta la nostra forza” [1].

Agli americani dunque il merito di avere saputo sconfiggere la paura: c’è in queste parole l’idea che un capitolo si sia chiuso e che – pur attraverso una grave minaccia – l’american way of life abbia alla fine trionfato. Eppure la restrizione dei diritti civili, il vulnus alle libertà democratiche che la minaccia del terrorismo aveva costretto i cittadini ad accettare, non sembrano essere materia del passato. Ancora nel giorno della solenne commemorazione, imponenti misure di sicurezza sono state messe in atto in tutti gli Stati Uniti, per prevenire possibili azioni di quei terroristi la cui sconfitta Obama aveva inteso celebrare [2], il che appare davvero un nonsense; tanto più che il nemico numero uno, quell’Osama Bin Laden che aveva così tanto turbato i sonni di Bush jr, è stato ucciso qualche mese fa, seppure con un’operazione dai contorni poco chiari [3].

La commemorazione dei morti dell’11 settembre, con l’invito del Presidente a considerare superato quel momento critico, se da un lato mira a cementare nel sentimento nazionale l’idea della sconfitta del terrorismo, dall’altro pone definitivamente una pietra tombale sulla ricerca della verità. Anzi la ritualizzazione del ricordo sta ormai a significare che la trasfigurazione dell’evento 11 settembre, dalla realtà storica alla dimensione del mito, si è compiuta. Il suono della campana che rintocca sul nome di ogni caduto consolida nell’immagine collettiva il mito di giovani arabi che, armati di soli taglierini, riescono a dirottare in successione ordinata quattro aerei di linea ed a condurli, con manovre di incredibile perizia tecnica, verso gli obiettivi designati (in tre casi su quattro).

Questo spiega perché sia passata pressoché sotto silenzio, almeno sulla grande stampa italiana, la notizia che un team indipendente di nove scienziati, guidato dal Prof. Steven Jones, fisico alla Brigham Young University, abbia accertato l’esistenza di tracce di nano-termine, esplosivo generalmente usato per scopi militari, nei detriti del World Trade Center. Ed è significativo che, pur non trattandosi di chiacchiere da mitomani sensazionalisti, bensì di uno studio che – dopo un rigoroso processo di peer-to-peer – è stato pubblicato su una delle più accreditate riviste scientifiche statunitensi (“Bentham Chemical Physics Journal”), esso non abbia avuto la benché minima capacità di riaprire il dibattito, quanto meno sulle modalità esecutive dell’attentato [4]. Dinanzi alla ritrovata prospettiva di una demolizione controllata delle Torri (che presupporrebbe una preventiva opera di posizionamento dell’esplosivo, con tutto ciò che questo può implicare in merito alla genesi dell’attentato e con buona pace dei giovani arabi, improvvisati piloti), qualcuno – non potendo negare il frutto di una seria indagine scientifica – si è affrettato ad inserirla nel quadro delle spiegazioni convenzionali, attribuendo ai Vigili del Fuoco di New York l’uso dell’esplosivo in sede di rimozione delle travi degli edifici crollati. Ignoriamo se siano state effettuate verifiche di simili affermazioni presso il Fire Department, ma – a lume di naso – tanto varrebbe dire che lo sgombero delle macerie sia stato effettuato a cannonate!

Questo decimo anniversario dell’11 settembre offre anche il destro ad ulteriori considerazioni: sappiamo bene come esso servì da potente volano per le operazioni di attacco militare in Afghanistan ed in Iraq e come queste due campagne militari abbiano comportato costi ingentissimi per gli USA, pari a circa 30 miliardi di dollari solo per l’invio delle truppe, senza considerare i costi dell’approvvigionamento, della costruzione di infrastrutture, etc. [5].

E come avrebbe potuto il Tesoro USA sostenere tali costi se non facendo leva sul debito pubblico? Non è un mistero che gli otto anni di Presidenza Bush e le due guerre tuttora in corso abbiano prosciugato le casse degli Stati Uniti; l’ultimo bilancio chiuso in pareggio è stato registrato sotto la Presidenza Clinton nel 2000 (non a caso), mentre dal quel momento in poi il Tesoro Usa ha sempre chiuso i conti in passivo (- 10% nel 2010), consolidando il passivo nello stock del debito pubblico. Questo, se nel 2000 ammontava al 60% del Prodotto Interno Lordo, oggi si avvicina al 100%: in altre parole il debito pubblico assorbe tutta la ricchezza prodotta dalla nazione americana [6].

Si potrebbe sostenere che l’attuale situazione di crisi sarebbe forse apparsa alcuni anni prima del 2007 (anno dello scoppio della bolla dei mutui immobiliari USA [7]) se le guerre in Afghanistan e in Iraq non avessero in qualche modo agito da volano sullo sviluppo economico: potrebbe essere di qualche interesse appurare quanto le commesse militari e gli investimenti per la ricostruzione nei paesi occupati abbiano sostenuto l’economia statunitense.

Ma, se così fosse, sarebbe triste constatare come la dilatazione del debito pubblico sia stata ritenuta una scelta lecita allorquando si trattava di affrontare le spese di una campagna militare, mentre ora che non solo gli USA, ma il mondo intero attraversa un periodo di recessione, la leva della spesa pubblica per il rilancio dei consumi e degli investimenti deve essere sacrificata ai rigori di bilancio, improvvisamente tornati di moda.

Verrebbe quasi fatto di pensare che il sistema capitalistico occidentale attraversi periodiche fasi di stallo dalle quali solo lo scoppio di nuovi conflitti bellici riesce a tirarlo fuori.

Se le cose stanno davvero così, dovremmo tremare al pensiero dell’imminente futuro …

 Note:

[1] Obama, l’orgoglio della democrazia “Non abbiamo ceduto a paura, siamo liberi”, in Repubblica.it, 12.09.2011, all’indirizzo: http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/12/news/obama_discorso-21534512/index.html?ref=search;

[2] 11 settembre, allarme attentati negli Usa “Minaccia credibile ma non confermata”, in IlMessaggero.it, 9.09.2011, all’indirizzo: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162392;

[3] Ucciso Bin Laden. I test: “E’ lui al 100%”, in Corrieredellasera.it, 2.05.2011, all’indirizzo: http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_02/bin-laden-morto_00034bc2-747a-11e0-a12f-3a82d10cc9fa.shtml;

[4] 11 Settembre: ritrovato esplosivo nelle Torri, ora è ufficiale, di Jacopo Castellini, in Stampa libera, 13.03.2011, all’indirizzo: http://www.stampalibera.com/?p=23821;

[5] Usa, in Iraq e Afghanistan spese folli 20 miliardi di dollari per rinfrescare i soldati, di Enrica Garzilli, in Il Fatto Quotidiano, 28.06.2011, all’indirizzo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/usa-in-iraq-e-afghanistan-spese-folli-20-miliardi-di-dollari-per-rinfrescare-i-soldati/128852/

[6] Chi detiene il debito pubblico americano, di LuceLontana, in GeoPoliticaMente, 27.07.2011, all’indirizzo: http://geopoliticamente.wordpress.com/2011/07/27/chi-detiene-il-debito-pubblico-americano/

[7] La crisi dei mutui USA? Il peggio deve arrivare, di Michela Ravalico, in LiberoMercato, 10.10.2007, all’indirizzo: http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/La-crisi-immobiliare-Usa-Il-peggio-deve-arrivare/D6853205.html

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