Gli UFO una questione di democrazia?

Autore: , Pubblicato il 11 dicembre 2010 alle ore 13:20 nella categoria Articoli

E’ opinione oggi comunemente accettata che la questione ufologica sia diventata anche politica, ammesso che non lo sia sempre stata.

La ragione risiede forse nel fatto che alcuni governi (dapprima quello francese[1]  seguito a breve da quello britannico [2] e da numerosi altri [3]) hanno recentemente disposto l’apertura e la diffusione on line dei propri archivi con la conseguente declassificazione degli avvistamenti che, nel corso degli anni, erano stati raccolti da appositi organismi pubblici, in modo del tutto segreto. Sicché l’operazione è equivalsa al riconoscimento, neppure troppo implicito, della rilevanza pubblica che il fenomeno aveva rivestito a partire dalla seconda metà del secolo scorso e talora – come nel caso dei files del Mod britannico – anche da prima.

Ma ha significato anche, da parte dei governi interessati, il dover ammettere che un atteggiamento esteriore di indifferenza e disinteresse, quando non addirittura di denigrazione del fenomeno come prodotto di visioni etiliche individuali o allucinazioni collettive, era semplicemente una comoda facciata, atta a nascondere una costante raccolta di dati con scopi di classificazione e di studio.

In più, nei primi mesi del 2008 sembra che si siano tenuti presso la sede newyorchese delle Nazioni Unite due o forse più incontri riservati aventi ad oggetto l’atteggiamento da assumere nei riguardi dell’opinione pubblica, a cagione delle sempre più frequenti manifestazioni del fenomeno [4].

E tuttavia questo fermento, che da taluni viene considerato come la prima breccia nel muro dell’omertà che troppo a lungo ha contrassegnato la tematica ufologica, a mio modesto avviso appare ben lungi dal poter giustificare speranze di alcun genere, in ordine all’imminenza di presunte dichiarazioni ufficiali da parte di autorità governative o di istituzioni internazionali.

La diffusione di tali dati è sicuramente un degno trionfo per le associazioni ufologiche di matrice privata, che non si erano mai accontentate delle spiegazioni riduzionistiche, ma sin dal principio avevano ritenuto i racconti di quanti sostenevano di avere visto “qualcosa” meritevoli di un approfondimento serio e condotto alla stregua di criteri scientifici.

Però le ragioni per rallegrarsi finiscono qui: al di là dell’ammissione che il fenomeno sia reale, le fonti pubbliche non dicono nulla di più. In particolare non vi è alcuna affermazione che porti acqua al mulino della ETH (extraterrestrial hypothesis), nessuno sostiene in via ufficiale che – per usare un’espressione del console Alberto Perego – l’aviazione di altri pianeti operi nei nostri cieli.

In realtà quello che oggi i ricercatori privati si trovano dinanzi è ciò che hanno sempre saputo: vale a dire che gli oggetti volanti non identificati avevano (ed hanno) consistenza reale ed oggettiva e d’altro canto – ove così non fosse – non si comprenderebbe perché mai la casistica degli avvistamenti sia stata raccolta e studiata per anni da organismi pubblici ed apparati militari, indizio questo di una sua potenziale incidenza anche sulla sicurezza nazionale.

Ma vi è di più: quello che pesa come un macigno, nell’attuale contesto, è il protratto silenzio sul punto della maggiore superpotenza mondiale, da molte voci accreditata non solo di avere svolto indagini segrete in materia, ma di essere persino pervenuta a dare risposte concrete ai principali quesiti circa l’origine del fenomeno, addirittura mediante il materiale recupero di quelli che un tempo si definivano “dischi volanti”. Il che non è un particolare secondario, considerata l’influenza degli USA nella scena politica mondiale.

Si può sperare che, sull’onda di quanto sta avvenendo in altri paesi, il Governo degli Stati Uniti si decida a dire quello che realmente sa sugli UFO? E’ di pochi giorni fa la notizia, rimbalzata su diversi siti Internet, secondo cui nel corrente mese di novembre 2009 il Presidente USA Barak Obama terrà un discorso mirante a rivelare i contatti intercorsi tra il governo statunitense e presunte intelligenze extraterrestri [5].

Fatta salva ogni riserva sull’attendibilità della notizia, non sarei ottimista riguardo alla possibilità che gli Stati Uniti facciano rivelazioni di sorta. Perché mai il Governo USA dovrebbe dire oggi qualcosa di più e di diverso di quanto non ebbe a dire trent’anni fa con il Project Blue Book?

Proviamo, così per gioco, a formulare questa ipotesi: ammettiamo pure che gli Stati Uniti abbiano acquisito la prova incontestabile che gli UFO siano astronavi aliene e che abbiano persino condotto degli studi finalizzati a comprendere i principi scientifici del loro funzionamento nonché le loro fonti di energia. Ammettiamo ancora che siano l’unica nazione al mondo ad aver ottenuto simile risultato.

Vi è qualcuno che possa seriamente sostenere che, sotto la spinta crescente dell’opinione pubblica, gli apparati militari e di intelligence degli USA si preparino a fare dichiarazioni ufficiali al riguardo?

E’ una questione di onestà intellettuale: se dispongo di conoscenze scientifiche e tecnologiche che mi hanno assicurato in passato (e che presumibilmente mi assicureranno in futuro) una posizione di predominio in vari campi, ivi incluso (soprattutto) quello militare, per quale ragione al mondo dovrei condividere queste conoscenze con altri?

Si dirà che non esiste apparato che possa resistere alla pressione dell’opinione pubblica; ma i fatti della storia più recente, allorquando una sanguinosa campagna militare sembrerebbe essere stata pianificata ed attuata sulla base – come è stato scritto – di dati falsificati [6], stanno precisamente a dimostrare che: a) le strutture militari e di intelligence non si pongono limiti nella realizzazione dei propri fini; b) le strutture militari e di intelligence possono, se lo vogliono, condizionare pesantemente la formazione della pubblica opinione attraverso la manipolazione dell’informazione.

Per di più – è risaputo – le bugie, una volta raccontate, abbisognano di essere sostenute da altre bugie, in modo che si crei il contesto (falsamente) coerente nel quale inserirle.

Questo significa, in buona sostanza, che una volta raccontata una menzogna, se ne dovrà presto orchestrare un’altra per dare credibilità alla prima e via così, in una concatenazione potenzialmente infinita, che finisce con il seppellire la verità sotto un deposito pluristratificato di bugie: e ciò spiega per quale ragione, una volta che si sia imboccata questa strada, diventi sempre più difficile dire la verità.

Si potrà obiettare, sempre con riguardo agli USA, che il recente cambio di amministrazione possa giocare un ruolo rilevante nella diffusione di informazioni, prima classificate, sugli UFO [7]: ma è buona norma ricordare che il mutamento dei vertici politici non sempre coincide con analogo mutamento degli apparati burocratici e che è proprio in questi che si manifestano, spesso indisturbate, le maggiori resistenze all’applicazione di politiche nuove (essendo nota la tendenza delle strutture di potere a perpetuare se stesse attraverso il rifiuto di qualsiasi innovazione).

Neppure va trascurato che il rilascio di informazioni e documenti classificati da parte del governo statunitense incontra il severo ed invalicabile limite della sicurezza nazionale, vero e proprio “moloch” dinanzi al quale seguitano ad infrangersi le belle speranze dei ricercatori.

Eppure non può sfuggire ad una mente attenta come la formazione della pubblica opinione, funzionale all’esercizio corretto ed informato dei diritti civili e politici da parte dei cittadini nelle moderne democrazie, dipenda strettamente dalla possibilità che le notizie e le informazioni hanno di circolare e di diffondersi: un’opinione pubblica informata è il miglior presidio di una democrazia, laddove una collettività che poco o nulla sa di quanto dovrebbe interessarla, facilita grandemente l’involuzione in senso autoritario di una forma di governo.

Naturalmente non vi era alcuna difficoltà, da parte dei poteri costituiti, a riconoscere che il fenomeno esiste, viene studiato ma ancora non ha spiegazioni accettabili: il timore che questo potesse suscitare un allarme incontrollabile delle popolazioni non aveva alcuna ragion d’essere, alla luce del fatto che ormai i più recenti sondaggi attestano come la maggior parte delle persone creda espressamente nell’origine extraterrestre degli UFO [8]; ed a conferma di ciò sta il fatto che, nonostante i governi di cui sopra abbiano consentito la più ampia diffusione (addirittura in rete) della casistica raccolta, ciò non ha prodotto disordini sociali di alcun tipo.

Quindi possiamo arguire che l’evoluzione della coscienza collettiva abbia ormai superato il pericolo, paventato nello studio commissionato dalla NASA alla Brookings Institution nel 1959 [9], che la raggiunta consapevolezza dell’esistenza di civiltà aliene conducesse alla dissoluzione di quella umana. Allora se le informazioni, continuando nella nostra ipotesi, sono tuttora celate dal governo statunitense, la ragione deve essere un’altra. Qui non del collasso di un’intera civiltà si tratta, bensì del rischio che a crollare sia la forma di governo ed il sistema di poteri che la sorregge, crollo che si dovrebbe produrre non già per la semplice affermazione che esistono una o più forme di vita intelligente extraterrestre, quanto per la necessità di dover demolire quella barriera pluristratificata di bugie che sono state raccontate nel corso di cinquant’anni, con la conseguente inevitabile perdita di credibilità delle istituzioni che le hanno propinate. In altre parole, crollerebbe – e senza rimedio – il rapporto di fiducia che lega il popolo alle proprie strutture di governo, con la possibile formazione di movimenti di massa tesi a rovesciare l’ordine costituito, anche con mezzi violenti.

E questo è tanto più probabile che accada, quanto più si dimostreranno importanti e decisive, per il benessere dell’umanità, le notizie finora occultate. Supponiamo per un attimo che le informazioni di tipo scientifico inerenti il sistema di propulsione delle astronavi aliene (che siano frutto di rivelazioni dirette o desunte da operazioni di retro ingegneria) avrebbero consentito – se opportunamente impiegate – di individuare una nuova forma di energia, virtualmente illimitata ed alla portata di tutti, in grado di accelerare il progresso dell’umanità liberandola dalla schiavitù dei combustibili fossili e dalle pesanti ricadute di ordine ecologico che il loro uso comporta; supponiamo ancora che si scopra che per anni tali informazioni sono state di esclusivo appannaggio di una ristretta elite, che le ha rivolte allo studio di nuovi sofisticati armamenti piuttosto che metterle a disposizione della comunità scientifica internazionale, perché fosse accresciuto il benessere della popolazione mondiale; supponiamo ancora che simile scoperta avvenga in un contesto di grave crisi socio-economica, con le risorse naturali ormai prossime ad esaurirsi e violente frizioni, se non addirittura guerre, tra gli Stati per il loro accaparramento.

Una situazione non dissimile da quella che attualmente viviamo, a ben vedere, e dove l’improvvisa rivelazione di tali informazioni nascoste, che se rese note tempestivamente avrebbero potuto evitare molti dei problemi nei quali ci dibattiamo, giungerebbe tardiva ad un’umanità ormai al collasso. Su questi presupposti, qualcuno potrebbe forse escludere la possibilità di moti violenti di intere popolazioni, tesi a rovesciare l’ordine costituito?

Questo, che – ribadiamo – è solo un esercizio intellettuale, si presta però a fornire una spiegazione abbastanza plausibile sia del protratto cover up statunitense, sia della tendenza dei mezzi di comunicazione (che in questi anni vediamo oltremodo evidente) a sopire la coscienza collettiva con argomenti fatui ed inconsistenti.

Ecco perché credo che i governi, e quello statunitense in particolare, se fossero davvero in possesso di tali dati, non faranno alcunché per andare oltre il punto in cui siamo.

Naturalmente questo non significa che gli uomini di buona volontà debbano restare in paziente attesa: al contrario, il loro compito, e quello delle associazioni private di studio, dovrà essere quello di promuovere una sempre più capillare opera di divulgazione delle notizie inerenti la questione ufologica, allo scopo di sostituirsi ai media, colpevolmente assenti, nell’informare e formare la pubblica opinione. Perché la libera circolazione anche e soprattutto di questo tipo di informazioni è, in definitiva, funzionale all’effettiva realizzazione di un governo realmente democratico e partecipato.

Dicembre 2009


[1] R. PINOTTI, “La pubblicazione on line dei dati del GEIPAN del CNES francese. Un nuovo corso?“, in “UFO Notiziario“, Anno XLI, n. 68 Aprile/Maggio 2007, 15

[2]UFO: il Ministero della difesa inglese conferma“, in “UFO Notiziario“, Anno XLI, n. 69 Giugno/Luglio 2007, 8

[3] R. PINOTTI, “UFO: Il fattore contatto“, Oscar Mondadori, Milano 2007, 9

[4]Gli UFO all’ONU“, in “UFO Notiziario“, Anno XLII, n. 74, Aprile/Maggio 2008, 15

[5] www.segnidalcielo.it/Obama_UFO.htm

[6] www.repubblica.it/ultimora/24ore/BUSHNON-ERO-PRONTO-A-GUERRARIMORSO-STORIA-ARMI-SADDAM/news-dettaglio/3436289

[7] M. SALLA, The Obama Briefings, in X Times, Anno II, n. 4, Febbraio 2009, 30

[8] R. PINOTTI, Op. ult. cit., 16

[9] R. HOAGLAND, Dark Mission – The secret History of NASA, Feral House, Los Angeles, 2007, IX

Popularity: 4% [?]

Tags: , ,

Leave a Reply

*

Trackbacks

Leave a Trackback
Cookies help us deliver our services. By using our services, you agree to our use of cookies. More Info | Close