Una giornalista americana afferma che l’incidente di Roswell sarebbe stato orchestrato da Stalin

Autore: , Pubblicato il 27 maggio 2011 alle ore 20:09 nella categoria Articoli

Una nuova e singolare teoria si affaccia sullo scenario di ipotesi attorno al famoso incidente capitato nel 1947 a Roswell (USA). Secondo la statunitense Annie Jacobsen, giornalista investigativa del Los Angeles Times Magazine, a schiantarsi nel Nuovo Messico non sarebbe stato un disco volante pilotato dagli alieni, bensì un velivolo sovietico lanciato da Stalin al fine di seminare confusione e disordine negli apparati militari difensivi americani, in una logica perfettamente coerente con il teso clima politico della Guerra Fredda di quegli anni.

Com’è noto, il 1947 è stato un anno particolare: il 24 giugno l’imprenditore USA Kenneth Arnold aveva osservato, mentre effettuava una ricognizione a bordo del suo aereo dalle parti del Monte Rainier nello Stato di Washington, alcuni “piatti volanti” (flying saucers), ed il fatto rappresentò la nascita dell’ufologia tradizionale. Pochi giorni dopo, nel mese di luglio, l’allevatore McBrazel di Roswell, dopo aver sentito un formidabile schianto, trovò i resti di uno strano oggetto nei paraggi del proprio ranch. Immediatamente il caso fu preso saldamente in mano dai militari (Roswell ospitava la famosa base del 509° Gruppo  bombardieri 8° Air Force). Dopo un primo comunicato dell’addetto stampa della base, il ten. W. Haut, nel quale si faceva un’esplicita menzione di un “disco”, l’Autorità Militare avallò per lunghi anni la tesi secondo cui a precipitare nella fattoria sarebbe stato un pallone-sonda. In seguito si collegò la vicenda al supersegreto “Progetto Mogul” degli USA, che avrebbe avuto il compito di tenere sotto controllo i Paesi comunisti del Patto di Varsavia. Negli ultimi anni le vicende di Roswell, che indubbiamente rappresentano uno degli aspetti dell’ufologia che abbiano conosciuto una maggiore divulgazione di massa presso l’opinione pubblica, sono state strettamente legate alle polemiche sulla presunta autopsia dell’alieno vista in TV negli Anni Novanta, polemiche che si sono enormemente rafforzate a seguito delle dichiarazioni di R. Santilli secondo cui il Santilli footage sarebbe stato il frutto di una messa in scena.

E ora veniamo alla tesi della giornalista americana A. Jacobsen, che ha appreso da un suo parente acquisito (il fisico Edward Lovick) i nomi di vari anziani che avevano lavorato all’interno della famosa “Area 51”. E. Lowick aveva collaborato a lungo con il Pentagono, in merito a progetti delicatissimi come quelli degli aerei U-2, Sr-71 e F-117 Stealth. Gli ex colleghi di Lovick sono stati disposti a parlare con la giornalista, ed uno in particolare a nome di tutti si è dichiarato disposto a violare il segreto, ritenendo di non avere nulla da perdere alla sua età.  Ne è nato così il libro “Area 51: An Uncensored History of America’s Top Secret Military Base” della Jacobsen, uscito recentemente in inglese. I fatti sono i seguenti. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nell’ambito degli sforzi della Germania mirati a creare l'”arma segreta” in grado di ribaltare le sorti del conflitto a favore del Reich, i due geniali fratelli Horten (piloti e inventori) avevano iniziato a lavorare ad un modello di caccia tutto-ala, del tutto somigliante ad un vero e proprio disco volante.  Il progetto finì nelle mani dei Sovietici, ed il dittatore Stalin ritenne di svilupparlo non per scopi direttamente militari, bensì per finalità di disinformazione e “guerra psicologica” mirate a confondere la formidabile macchina militare difensiva USA e la stessa società americana. L’obiettivo era brillante: distraendo le difese statunitensi con fenomeni strani ed inconsueti le si sarebbe forse potute indebolire nel caso in cui fosse scoppiato un reale conflitto tra le due Superpotenze.  E così, a Roswell si sarebbe schiantato un velivolo sovietico – il modello Horton Ho 229 – telecomandato, sì, ma ospitante degli esseri umani, che parevano adolescenti: le creature, alte meno di un metro e cinquanta centimetri e probabilmente deformi dalla nascita, erano state ulteriormente truccate e perfino sottoposte a mostruosi esperimenti medico-chirurgici, così da assumere un aspetto macrocefalo, con una testa sproporzionatamente grande, membra deformi e gracili, ed enormi occhi. Due di esse sarebbero state ancora vive, ancorchè in uno stato comatoso. Gli americani, inizialmente disorientati tanto da credere di aver incontrato degli extraterrestri, avrebbero ben presto mangiato la foglia ed addirittura in seguito tentato di realizzare nell’Area 51 dei falsi UFO e dei falsi alieni.

E ‘ difficile fare una valutazione obiettiva sulla vicenda, senza prima aver letto il libro. Si farebbe però – ad avviso dello scrivente – un grave errore a giudicare i fatti in un’ottica avulsa da considerazioni di carattere generale sull’intero caso di Roswell che, già complesso di suo, sembra negli ultimi tempi aver assunto contorni sempre più intricati ed oscuri, così da non poter stabilire con certezza i confini tra dati obiettivi, ruolo delle Istituzioni e campagne mediatiche. Peraltro, proprio in questi ultimi mesi i fatti di Roswell sembravano essere tornati alla ribalta in virtù della recente declassificazione di vecchi documenti sugli UFO sul sito Internet dell’FBI http://vault.fbi.gov/unexplained-phenomenon; a ciò aggiungasi il clamore suscitato in Rete (e non solo) dall’utente AlienDisclosureGroup, il quale ha “postato” su You Tube un video,  proveniente presumibilmente dalla documentazione cinematografica realizzata in occasione del crash di Roswell (i fotogrammi mostrano infatti una creatura umanoide presentante le caratteristiche del solito grigio).

Ma c’è dell’altro. Secondo quanto affermano i due ufologi Paul Stonehill e Philip Mantle in una recente ricerca sulla casistica ufologica russa, Stalin seguiva attentamente il fenomeno di cui stiamo parlando.  In particolare, il Prof. Valery Burdakov (ingegnere, membro del Centro Informativo di Geografia Scientifica e coautore del libro traducibile con il titolo Razzi del futuro) avrebbe appreso dell’interesse di Stalin per gli UFO da un certo Pavel Vladimirovich Tsibin, uno scienziato che si sarebbe incontrato più volte con il Dittatore georgiano e Sergéi Koroliov, l’ex prigioniero di un Gulag. Proprio Koroliov nel 1947 avrebbe ricevuto da Stalin una corposa mole di documenti, con riferimenti a numerose pubblicazioni e vari testimoni (a quell’epoca vi fu un gran clamore per i fatti di Roswell). Peraltro, nel 1996 Burdakov pubblicò a Mosca  le sue memorie nella rivista Anomaliya, ed il materiale pervenne a Paul Stonehill; lo scienziato asserì anche che diversi lanci di razzi sovietici avevano provocato strani effetti ottici (i lanci dell’URSS venivano effettuati dal cosmodromo di Kapustin Yar nella regione del Volga, mentre quelli americani proprio dal Nuovo Messico nella consapevolezza dei sovietici, e la cosa suscitava un certo interesse nei servizi di intelligence, sempre pronti a seminare disinformazione per confondere l’avversario). In particolare, i fenomeni più inconsueti venivano causati proprio dal fallimento dei lanci di razzi. Stalin avrebbe ricevuto alcune informazioni relativamente all’avvistamento di strani globi verdi proprio in Nuovo Messico (il Dittatore sovietico aveva sentito il parere di vari esperti relativamente ai fenomeni anomali, ed era parecchio interessato affinchè fossero recuperati i resti dell’oggetto schiantatosi a Roswell nel 1947).

Fonti: Gli Ufo? Una beffa di Stalin agli USA di Enzo Verrengia (La Gazzetta del Mezzogiorno del 21/05/2011); “Il disco volante di Roswell? Un falso creato da Stalin” di Luigi Grassia (La Stampa del 25/05/2011); Expediente Soviet UFO di Philip Mantle e Paul Stonehill, Nowtilus, Spagna, maggio 2010 (pp.85-90); L’F.B.I. pubblica alcuni vecchi documenti sugli UFO di Mauro Panzera (http://www.cunpugliabasilicata.it ); E’ questa la reale fisionomia degli alieni di Roswell? di Gaetano Anaclerio (http://www.cunpugliabasilicata.it)

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